C’ero prima io

Parcheggiare a Gerusalemme è un incubo. E coinvolge molto più che quattro ruote e una carrozzeria.

Lasciatemi sfogare. Por favor. Chi mi conosce sa che sono una persona assai tollerante e soprattutto comprensiva. Ma questi comportamenti vanno davvero al di là di ogni mia possibile comprensione umana. E culturale, anche. Di cosa parlo? Ma dell’incubo del parcheggiare una macchina a Gerusalemme !!!

Faccio una breve premessa per dire che Gerusalemme è una città piccola, sventrata da mille lavori in corso, e con un livello di tensione leggermente più alto che nei luoghi dove ho vissuto finora. I posti per lasciare le macchine sono pochi, i divieti tanti, le multe fioccano e la polizia è implacabile. La scuola di mio figlio si trova in una zona nella quale parcheggiare è un vero incubo: ci sono, lì vicino, due parcheggi: uno privato e uno municipale. Il primo lo si usa esclusivamente i primissimi giorni, quando si è delle espatriate agitate e alle prime armi, perchè all’uscita si lascia giù sempre mezzo stipendio, e non è il caso. Il secondo è più modico, ce la si può fare, e inoltre si può pagare esattamente per il periodo di tempo in cui si lascia lì la macchina. Dunque passato il momento di disorientamento, ho cominciato a servirmi del secondo. Ecco dunque quello che succede tipicamente:

arrivi, ci sono due, magari tre macchine diligentemente in coda davanti a te, ti accodi, e dietro ne arrivano subito una o due. All’improvviso quella dietro inforca la marcia, ti passa di fianco, si fionda nella seconda corsia del parcheggio, non trova posto (ovvio, siam tutti in fila ad aspettare che qualcuno se ne vada) e allora torna indietro e si piazza di fianco alla prima macchina della fila, a volte addirittura portando via a lei il primo posto che si libera.

Oppure: dall’ultima macchina della fila scende un individuo, corre (a piedi) ad occupare un posto che si sta liberando in quel momento, e non lo molla finchè la macchina da cui è sceso riesce, con contorcimenti e doppi avvitamenti meccanici, a infilarsi. Ora vi domanderete: ma perchè gli permettono di fare queste cose? E la mia risposta, molto semplice, è: “non lo so”. In tre mesi che uso quel parcheggio ho visto un barlume di protesta alla situazione solo in due casi (a parte i numerosi tentativi miei, sempre miseramente falliti perchè io parlo in inglese e gli abusatori mi guardano con occhio da triglia oppure mi rispondono in ebraico – che io non capisco –  e se ne vanno): una volta quando una focosa matrona si è messa a dirigere il traffico, e ha imposto la meritata giustizia, e un’altra quando ho incontrato un papà della scuola di mio figlio, e mi sono attaccata a lui come una patella, pregandolo di far valere la mia precedenza sul bmw che stava cinque posti più indietro e già metteva fuori il muso per fiondarsi sul primo posto che si stava liberando. Per il resto passo il mio tempo in coda mangiandomi le unghie, tentando di dare colpi col paraurti alle macchine che si infilano, sbracciandomi e ingiuriando chi mi passa davanti, respirando profondamente e maledicendo le auto, la scuola, gli autisti, i vigili, la società e il mondo.

Recentemente ho adottato il seguente metodo: non parcheggio. Comincio a girare intorno all’isolato come una trottola fino a quando la testa bionda di mio figlio non appare all’orizzonte, e me lo carico in macchina. Purtroppo però qualche tempo fa ho commesso un grossolanissimo errore: dato che il figliolo non appariva, dopo venti minuti di giro dell’oca ho “appoggiato” la macchina sul marciapiede, ho messo la doppia freccia, e mi sono incamminata verso il portone della scuola, a pochi metri. Avevo fatto sei passi (lo giuro sui miei figli) quand’ecco che una macchina della polizia entra nella stradina, scende una poliziotta con balzo atletico e si avvicina alla mia macchina. Io corro indietro (che alla distanza di sei passi uno neanche riesce e mettere in moto il meccanismo della corsa) mentre la poliziotta scatta la ferale fotografia all’auto illegalmente parcheggiata. Sono sicura che dentro alla foto ci sono anch’io, sullo sfondo, che mi precipito sbracciandomi con aria agitata. Se la saranno appesa nella bacheca al commissariato e ci rideranno su, il che mi andrebbe già bene perchè vuol dire che su qualcosa almeno ridono. Perchè questa poliziotta qui, garantisco, al posto del sorriso aveva una placca di marmo e al posto del cuore un blocco di granito. L’ho pregata, supplicata, ho cercato di spiegare, ho promesso e giurato che non l’avrei fatto mai più neanche una volta in vita mia e neanche fuori da Israele, ho cercato di toccare il suo cuore di madre, di appellarmi al fatto che sono straniera, appena arrivata, insomma, un po’ di comprensione per gli stranieri, niente. 100 begli euroni di multa, e qualsiasi mia protesta veniva accolta in un ebraico abbaiato. E va beh.

Ieri prima di parcheggiare la macchina in un punto dove non c’erano cartelli di divieto di sosta nè altre sospettose forme di avvertimento, ho chiesto al giardiniere dell’edificio accanto al cui muro volevo piazzare la mia utilitaria, se potevo parcheggiarla lì senza incorrere in multe, rappresaglie, prelevamenti forzati, ganasce e via discorrendo. Mi ha detto di non preoccuparmi, che lì andava benissimo. Al ritorno dal mio giro la macchina era ancora lì, ma completamente bloccata da una lussuosa utilitaria che si era piazzata per traverso davanti al cancello dell’edificio. Impedendomi di uscire, ovviamente. E io dovevo andare a prendere mio figlio a scuola. Ho aspettato un attimo, come si suole fare in casi in cui si trovano macchine che bloccano l’uscita. Si spera sempre che il proprietario dell’odiata auto, cosciente del fatto che sta ledendo il diritto al movimento di un’altra persona, cerchi di spicciarsi nelle sue faccende e venga a liberarci. Ma cosa vado a pensare!!! Che ingenua sono. Passa un quarto d’ora e niente si muove. Intravedo un campanello seminascosto dai rami di un albero, lo suono e spiego la situazione. Mi risponde una signora che mi dice che indagherà. Dopo cinque minuti arriva questa sessantenne dall’aria nemica e mi comunica che la proprietaria dell’auto è occupata, non può venire, che devo aspettare. No, ma dico?!?!?!? La ingiurio, mi riscaldo, le spiego che devo andare a prendere mio figlio (continuo a illudermi, totalmente a vuoto, che la carta della maternità abbia qualche effetto), ma questa mi si rivolta contro come se la macchina l’avessi bloccata io, e mi dice di star zitta e aspettare. Sto zitta e aspetto. Dopo dieci minuti arriva la proprietaria della macchina, che esordisce dicendo: “sei andata al museo? Perchè sai che questo parcheggio è solo per il museo, no?” – e questo ti dà il diritto di chiudermi dentro ??? E poi che ne sapevi tu, quando mi hai bloccato, che non ero dentro al museo??? E poi dove c’è scritto che lì parcheggia solo chi va al museo??? E poi io avevo chiesto al giardiniere!!! E poi e poi e poi…. cosa devo fare????? Andare in bus???? Non so, giudicate voi!!!

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    Mi fai morire!! e soprattutto e’ bello essere li’ con te a Gerusalemme, queste storie in fondo cosi’ mediterranee ce la rendono quasi piu’ umana, aldila’ di quanto si legge invece sui giornali

  2. francesca ha detto:

    giuro che succede la stessa identica cosa qui a istanbul, giuro giuro! che bello leggerti claudia, è vero, ci porti un po’ di gerusalemme quotidiana. duri i banchi!

  3. solare ha detto:

    Concordo, bello leggere di queste esperienze mediterranee e inoltre mi e’ subito scattato spontaneo il confronto con quello che succede qui in Australia e che devo riconoscere in questo caso forse sarebbe utile da copiare.
    Allora la scena all’uscita dalla scuola e’ questa: lunga file di macchine ( fila nel senso che sono in fila e non in doppia fila o uno sull’altro ecc..), ognuna con cartello visibile con nome e cognome del proprio pargolo e i bambini tutti piu’ o meno allineati o direi accovacciati lungo il marciapiedi e quando l’insegnante urla il loro nome scattano in piedi e si infilano in macchina mentre la mamma gia’ sgomma via lasciando il posto a quella dietro e cosi via.
    Sembra un meccanismo perfetto…non so se funzionerebbe a Gerusalemme ma l’ho notato e ho pensato ti immagini noi che casino faremmo..pero’ magari se lo proponi risolvi il problema parcheggio che avranno anche tutti gli altri genitori! ciao

    1. claudialandini ha detto:

      ahahahah Solare!!!!! Qui non funzionerebbe un solo secondo!!!! Si metterebbero immediatamente a litigare sul perchè è quella determinata persona che chiama i bambini e non un’altra, e se si risolvesse questo problema, ne troverebbero un altro!!!

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