Restiamo umani

Hanno ucciso Vittorio Arrigoni a Gaza. Sono sconvolta.

Qualche mese fa ero a cena da amici qui a Gerusalemme, e come sempre succede in queste occasioni, ci siamo messi a parlare della situazione politica, del conflitto, dell’occupazione. Qualcuno ha raccontato di aver scritto una lettera di protesta a Roberto Saviano per alcune sue affermazioni su Israele. Io conoscevo Saviano come autore di Gomorra, e incuriosita da quanto mi hanno raccontato, sono andata a cercare l’intervento che aveva suscitato tanta indignazione nei miei amici. Sotto a questo intervento, in youtube, c’era la video risposta di Vittorio Arrigoni a Saviano. E’ così che ho scoperto che Vittorio, oltre ad essere l’autore di un libro che viene spesso citato e consigliato a chi vuole avvicinarsi alla situazione di Gaza, Restiamo umani, aveva anche un interessantissimo blog che scriveva direttamente da Gaza City. L’ho messo come pagina predefinita del mio navigatore, e da quel giorno le prime notizie che guardavo col caffè erano quelle che ci raccontava lui da Gaza.

Ieri sono atterrata a Tel Aviv a mezzogiorno, rientravo da una settimana in Svizzera e Francia. Non mi collegavo a Internet dal pomeriggio precedente. Come faccio sempre, ho acceso il cellulare e sono cominciati ad arrivare sms a raffica. Sono su una rete di informazioni sulla sicurezza in Israele e West Bank, e ne ricevo quotidianamente. Uno di questi diceva: “FYI, an Italian activist from Int.l Solidarity Movement has been kidnapped and killed yesterday in Gaza. We’ll keep you informed“. Mi sono sentita gelare, perchè ho subito capito che era lui. Ho chiamato mio marito che me l’ha confermato.

Io pensavo sempre che Vittorio corresse rischi al di fuori di Gaza. Mi dicevo che sicuramente le autorità israeliane non l’avrebbero fatto rientrare se fosse uscito, o che qualche fanatico avrebbe potuto attaccarlo. Mai più avrei immaginato che sarebbe stato ucciso all’interno del posto che così tanto amava e per mano della gente al cui fianco lottava. Ma evidentemente la follia umana non ha confini.

Le cronache di Vittorio da Gaza erano sempre coinvolgenti, oneste, con quel pizzico di estremismo che le rendeva ancora più vivaci. Raccontava quello che succedeva dal di dentro e non, come tanti giornalisti basati a Gerusalemme o a Tel Aviv, tramite seconde fonti. Lui andava a portare le condoglianze alle famiglie che perdevano i figli e figlie sotto gli attacchi israeliani, documentava la difficoltà quotidiana di una vita in gabbia, ma anche il fermento del discorso politico tra i giovani di Gaza, schiacciati tra l’occupazione e le contraddizioni della loro società. Mi mancherà da matti la sua voce.

Restiamo umani, Vittorio. E’ sempre più difficile, ma ci proviamo. Anche in tua memoria.

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