Cose normali

Io e Mattia stiamo per tornare a Gerusalemme, dove trascorreremo un anno io e lui soli, mentre mio marito lavorerà altrove.

Un paio di giorni fa stavo chiacchierando con mio figlio Mattia del fatto che spesso abbiamo l’impressione che la gente ci esprima la sua più profonda gratitudine per cose che noi facciamo molto spontaneamente – come ascoltarli, o aiutarli in qualche modo. La conclusione di mio figlio è stata che il mondo è cattivo, e quando incroci sul tuo cammino qualcuno che fa  una cosa che dovrebbe essere normale – come aiutare -, quel qualcuno appare straordinario.

La stessa cosa mi succede con frequenza in questi giorni, quando dico che tornerò a Gerusalemme con mio figlio, anche se me mio marito lavorerà altrove, per permettergli di finire la scuola là, dove ha amici, conosce gli insegnanti, la città e la cultura. Tutti – giuro, nessuno escluso – mi dicono cose tipo “quanto sei coraggiosa”, o “sei fantastica”.

Mamma e figlio grandeOvviamente sono lusingata dai complimenti, e non sto scrivendo per averne di più 🙂 Però sono sopresa che qualcosa che per me è così giusto e naturale, scateni una tale ammirazione e passione. I nostri figli ci hanno seguito ovunque nel mondo, anche quando lasciare un paese era devastante per loro.  Si sono adattati a nuove lingue, nuove situazioni, hanno persino cambiato il calendario scolastico e saltato una classe quando sono passati dall’Honduras al Perù. Hanno imparato a parlare il francese, lo spagnolo, a esercitare il loro italiano, a riproporre vecchi giochi in nuovi ambienti. Hanno imparato lo slang dei loro compagni di classe, si sono fatti nuovi amici, e quando facevano fatica a farseli, non hanno mai smesso di condividere le loro emozioni e difficoltà, dandoci così modo di intervenire per aiutarli. In tutto questo, non hanno mai avuto brutti voti, mai il minimo problema nello studio e nel mantenersi al passo con i programmi scolastici, sono sempre stati tra gli studenti più brillanti, e non hanno mai smesso di farci ridere e contribuire al buon umore di tutta la famiglia.

Quindi vorrei capire cosa c’è di così eccezionale nella mia decisione di stare lontana da mio marito (siamo adulti, dai!) per dare a mio figlio la possibilità di finire i suoi studi nel posto che gli sembra il migliore. Certo, mio marito mi mancherà, certo, ci saranno momenti in cui sarà difficile prendere decisioni solo per me Mattia, quando sarò preoccupata dalle circostanze esterne (Gerusalemme non è il posto più facile al mondo), ma sarà con mio figlio, e avrò intorno tutti i miei amici. Avrò il mio lavoro, e l’eterno innamoramento per questa città spettacolare. Che significato avrebbe questa vita nomade, se non mi avesse insegnato cos’è giusto per i miei figli, e quando?

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. pfornari ha detto:

    You are absolutely right, Claudia. We drag our children round the world, we switch them from one system/language to another (my three finished with a European Baccalaureat, an I.B., and ‘A’ levels respectively), and occasionally there comes a time when stability becomes the absolute priority. You and Giorgio will have plenty of time alone together when the nest is empty…

    But this next year won’t be easy and I will be thinking of you!

  2. Mark C. ha detto:

    I envy your sacrifices. You have given your boys a rich experience, one that will always make the world appear a smaller place for them. I wish it would have worked out for me to do the same for my own boys. I hope some day we could bring the two families together for a visit. I believe the laughter would abound.

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