Un Natale molto bianco

In questi giorni Gerusalemme è stata sommersa dalla neve. Vi racconto un po’ com’è andata.

Avete tutti visto che Gerusalemme è stata colpita da una massiccia nevicata – la peggiore dal 1953! E’ cominciata giovedì notte, e venerdì sera eravamo già in piena emergenza – strade bloccate, tagli di elettricità, alberi e tetti che collassavano, molte case senza riscaldamento. Come sempre, ci consideriamo tra i più fortunati, se pensiamo a chi vive a Gaza, o in Siria. E dato che nell’emergenza c’è sempre qualcosa di bello da imparare o riscoprire, mi sono lasciata andare e ho provato a godere dell’insolita atmosfera che ci circondava. Niente internet a casa (questa è stata la cosa peggiore), niente riscaldamento perchè il motore era congelato, la corrente che andava e veniva, e mai su tutte le tre fasi – di sera mangiavamo a lume di candela mentre il boiler riscaldava l’acqua, e la mattina dopo ci lavavamo le mani nell’acqua ghiacciata ma potevamo usare il microonde e il frullatore. La temperatura nella nostra stanza da letto è scesa a 8° – e dato che mio marito non c’era, ho fatto spazio a mio figlio (e alla gatta. Beh, questo non è niente di speciale) – ed era bello, io, lui e la gatta sotto quattro coperte, con la boule dell’acqua calda e i cappelli di lana.

gerusalemmeDue amici erano venuti a trovarci e dovevano partire sabato, ma era impossibile raggiungere l’aeroporto. Hanno spostato il viaggio, e anche loro sono quindi stati parte dell’allegro gruppo. Per fortuna la casa dei miei adorati vicini non è stata toccata dall’emergenza – non hanno mai avuto tagli di corrente, internet ha funzionato tutto il tempo, e il riscaldamento (a gasolio) era a pieno regime. Per cinque giorni siamo andati su e giù, dal nostro appartamento ghiacciato alla loro calda casetta, misurando il ghiaccio e la neve negli spostamenti.

Domenica c’era il sole, e tutti speravamo che fosse la fine dell’avventura, ma le temperature molto basse di notte hanno ghiacchiato la neve e coperto le strade di uno spesso strato di ghiaccio, che ha reso impossibile camminare senza rischiare di cadere (malamente). Gli uffici e le scuole han chiuso, i negozi pure, e mentre il circolo di amici più intimi si manteneva in contato con bollettini tipo “Ho la luce ma non ho internet”, oppure “Ho internet ma non riesco a tirar fuori la macchina”, o ancora “Ho la luce ma ho finito il caffè”, tutti tentavamo di trovare una normalità nell’anormalità. Che è quello che si fa quando succede qualcosa di eccezionale.

Ad ogni modo, non so perchè sto qui a blaterare sulla faccenda – sono sicura che tutti avete visto le foto del disastro causato da questa tormenta. In realtà c’è una sola cosa che davvero voglio condividere con voi: la mattina dopo la prima nevicata, sono uscita per un po’ con i miei amici per vedere com’era la situazione e come reagiva la gente. E ho visto una cosa che mi ha toccato il cuore: un bimbo preparava una serie di palle di neve, e le tirava meticolosamente contro il muro dell’apartheid. E questa cosa, l’ho trovata più bella di cento pupazzi di neve.

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