Il Watsu

Sono felice di condividere la mia passione per una delle mie più recenti scoperti, il Watsu.

Ho scoperto il Watsu un paio di anni fa, quando mio marito mi ha offerto una sessione a sorpresa per il mio compleanno. Non mi aveva detto dove mi portava, e quando mi sono trovata immersa in una piscina d’acqua calda circondata da candele, non avevo idea di cosa aspettarmi. La donna che è entrata in piscina insieme a un collega mi ha augurato buon compleanno e mi ha chiesto se sapevo cos’è il Watsu – non lo sapevo. Mi ha chiesto se avevo sentito parlare dello Shiatzu – ne avevo sentito parlare. E’ semplice, mi ha detto, Wastu è Shiatzu nell’acqua.

Il genio che ha inventato questa tecnica è Harold Dull, un californiano che aveva studiato Shiatzu in Giappone per lunghi anni. Un giorno è andato a fare un giro in un bel parco, pieno di laghetti e cascate. Ed è stato proprio mentre nuotava sotto a una cascata, che gli è venita l’idea di dare un massaggio Shiatzu nell’acqua. Da quell’idea è nata una terapia corporea delicata, che combina Shiatzu, altri elementi del massaggio, stretching delle giunture, tecniche di rilassamento e danza, usando la pressione e la carezza dell’acqua.

Finora ho avuto tre sessioni di Watsu: la prima il giorno del mio compleanno, con mio marito, la seconda con mio figlio, e una recentemente con un’amica. Quando dico avere una sessione con qualcuno intendo che ognuno ha la propria terapista, e la sessione avviene allo stesso tempo per entrambi. Anche se vi assicuro che appena la sessione comincia, ci si dimentica di tutto quello che ci circonda, e ci si dimentica persino il proprio nome.

watsu

Non avevo mai provato prima una terapia corporea così intensa, intima, rilassante, soddisfacente e godibile. Il calore dell’acqua combinato col silenzio, la delicatezza del trattamento, e il senso di fiducioso abbandono che si sviluppa con il terapista, infondono una pace che penetra non solo il corpo, ma anche e soprattutto la mente. Ci si sente così leggeri che ci si dimentica quasi anche di avere un corpo, se non fosse per la sensazione assolutamente deliziosa che viene dalla pressione che il terapista applica alla schiena, ai piedi, alle mani o alla testa, e dai movimenti a cui si è soggetti nell’acqua. Alle caviglie vengono messi due galleggianti, e il terapista ci sostiene per tutta la sessione, con le mani o aiutandosi con un cuscino galleggiante. Con gli occhi chiusi, si viene continuamente avvolti e rannicchiati, poi rilasciati, e spinti o tirati per fare in modo che l’acqua ci accarezzi.

C’è anche un altro aspetto del Watsu che è importante, oltre al piacere che procura. Il livello di intimità e fiducia che si sviluppa con il terapista è assolutamente intenso – se ci si lascia andare, cosa che teoricamente bisogna fare se si decide di prendere una sessione – e questa è una cosa positiva in un mondo in cui difficilmente si hanno occasioni per connettersi intimamente con dei perfetti sconosciuti. Inoltre ogni terapista ha uno stile e un approccio diverso, che rende unica ogni esperienza. La prima volta ho avuto una sessione con una donna che combinava massaggio e oscillamenti nell’acqua in egual misura. La seconda ho avuto un uomo, che mi fatto “ballare” di meno, ma che ha fatto pressione gentilmente in un sacco di punti su tutto il corpo. Quest’ultima volta, la terapista con cui ho avuto la sessione mi ha massaggiato molto poco, ma mi ha fatto oscillare avanti e indietro nell’acqua in un modo tale che avrei voluto trasformarmi in pesce e restare a vivere lì per sempre.

Il Watsu ha anche un effetto terapeutico sui dolori causati da incidenti o dopo alcune operazioni chirurgiche, e in genere lenisce il dolore muscolare e alle articolazioni, e aumenta la flessibilità. Non ho dubbi: quando sarò vecchia, oltre a un badante cubano, vorrò frequenti sessioni di Watsu!

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