Oggetti

Anche decidere quali oggetti portare con sè e quali lasciarsi alle spalle è un esercizio doloroso.

Quando sono arrivata nella mia nuova casa a Gerusalemme, due anni e mezzo fa, mio marito l’aveva già arredata. Aveva ereditato alcune cose dal delegato precedente, che dev’essere stato un appassionato di cucina, dato che l’aveva equipaggiata con tutto, da forchette a cavatappi, e anche con strumenti che non ho idea di come usare.

Tra tutte le cose, c’era un servizio di piatti di ceramica dipinti a mano, che mi sono piaciuti un sacco: si vedeva che erano stati dipinti con amore e cura, ognuno diverso, e con dei bei fiorellini eleganti. Sul retro erano firmati con lettere nere, lucide:  Marie-Jo, 1990. Mi hanno intrigata: chi li aveva dipinti? Il delegato precedente li aveva ereditati a sua volta, o comprati da qualcun altro? La persona che li aveva lasciati aveva dovuto fare una scelta perchè non aveva abbastanza spazio nei bagagli? Cosa provava o pensava mentre li dipingeva? Forse si rilassava, si prendeva una pausa dalla durezza della situazione, o da questioni personali?

Oggi tocca a me vuotare il mio appartamento e lasciarmi alcune cose alle spalle. Dato che ho trovato qualcuno che vuole comprare quanto più può dei miei mobili perchè deve riempire una casa vuota, soppeso ogni oggetto in questi giorni, cerco di capire se voglio portarlo con me o no, e provo a immaginarmelo in una nuova casa, nelle mani di persone che non possono sapere tutti i momenti che ho trascorso con lui. oggettiSe dovessi lasciarmi alle spalle le belle tazze che ci hanno regalato gli amici (cosa che ovviamente non farò), con i nostri nomi dipinti, chi le troverebbe forse spenderebbe qualche secondo domandandosi chi erano queste persone, chi dei quattro è il padre e chi i figli, senza sapere che queste tazze racchiudono una stupenda amicizia, la storia di un amore profondo, aiuto reciproco e gioia di vivere. Non voglio neanche lasciarmi alle spalle le lenzuola che ho trovato sul mio letto la notte in cui sono arrivata: sono di un giallo acceso con dei bei tulipani rossi, e ogni volta che li guardo, mi sento subito trasportata a quella notte, e alla sensazione positiva che mi avevano comunicato, quella di essere amata e benvenuta in un posto caldo e allegro. Non voglio neanche lasciar indietro la mia tazza da caffè con un piccolo Handala dipinto: per quattro anni mi ha segnalato l’inizio di un nuovo giorno, mentre bevevo il caffè controllando la posta e le tristi notizie di questa terra.

In questo momento d’addio, scelgo freneticamente quali oggetti parlano più forte della mia vita qui. Voglio portarli con me perchè spero in questo modo di sentirmi più vicina a questo posto, e che il ricordo dei miei sentimenti resterà vivo. Ovviamente dovrò lasciarmi qualcosa alle spalle. Ed è strano pensare che degli sconosciuti mangeranno nei miei piatti, useranno l’insalatiera dove ho mangiato ogni giorno gustando la pausa pranzo e guardando il Duomo della Roccia, o che appoggeranno la testa sui cuscini che hanno assorbito così tanti sogni notturni in questo mio periodo qui. E non sapranno tutto l’amore, l’empatia, la solidarietà e il dolore che questa terra mi ha provocato, tutta la crescita, la consapevolezza e la ricchezza che ho guadagnato dall’esperienza, e da tutte le splendide persone con cui ho avuto il privilegio di condividere questo periodo della mia vita.

 

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