Gioventù e vecchiaia

Sto trascorrendo un periodo nella casa di montagna di mia madre, assistendola in tutto e per tutto, e questo mi suscita qualche riflessione su gioventù e vecchiaia.

Ho ricordi molto vividi di quando i miei bambini erano piccoli, e di come mi sentivo mentre li aiutavo a crescere. Come tutti i genitori, dovevo assicurarmi che non si facessero male con cose che non conoscevano, che stessero lontani dai grandi pericoli, che mangiassero bene e abbastanza per garantire una crescita sana. La tensione per trovare un equilibrio tra il dar loro sufficiente libertà di esplorare il mondo, e allo stesso tempo proteggerli dai pericoli  che avrebbero potuto avere conseguenze estreme, era un fattore costante nelle nostre vite. Mi ricordo come se fosse ieri che erano molto testardi quando decidevano di far qualcosa, anche se io li consigliavo del contrario, e che la battaglia intellettuale per portarli ad accettare il mio punto di vista era affascinante ed estenuante.

Soprattutto però mi ricordo come dovevo adattare i miei ritmi ai loro: io volevo andare veloce, ma dovevo rallentare perchè non avevano abbastanza forza per seguirmi; io volevo riposare, ma dovevo ricorrere alle ultime briciole d’energia perchè loro erano vivaci e attivi, e avevano bisogno che li seguissi; io volevo dedicarmi a una particolare attività, ma non potevo perchè dovevo lavarli, vestirli e nutrirli.

Penso a tutto ciò perchè in questi giorni mi sto occupando di mia madre, e sono sorpresa da tutte le analogie tra l’occuparsi dei bambini piccoli e delle vecchie mamme. Ieri stavo mandando qualche mail dal mio computer in giardino, completamente rilassata perchè sapevo che mia madre stava facendo un sonnellino in una stanza poco distante. All’improvviso ho sentito un rumore acuto e sono schizzata a controllarla: l’ho trovata sul quarto gradino di una scala molto pericolosa, che non deve mai fare da sola. Le ho detto e ripetuto cento volte che le sue gambe sono troppo deboli da permetterle di salire o scendere le scale da sola; che se lo fa può cadere, e che se cade da quella scala, può morire. L’ho pregata e minacciata, eppure eccola lì, con le fragili braccia che si attaccavano al corrimano, la schiena tesa nello sforzo.

mamma e figliaE’ interessantissimo vedere le similitudini tra il periodo in cui mi prendevo cura dei miei figli e adesso. Come allora, sono felice appena si addormenta, e mi metto a fare cose che non potrei fare con lei intorno (madri, vi ricordate quella sensazione del “posso farmi finalmente la doccia“?); smetto immediatamente quello che sto facendo quando la sento svegliarsi; rallento i miei ritmi, le mie attività, e i miei bisogni per adattarmi ai suoi; l’aiuto a lavarsi, vestirsi, sedersi comoda; cucino per lei; le tengo la mano (a volte tutto il corpo) quando ci spostiamo da un punto all’altro, ed esattamente come facevo con i miei bambini, tento di sciogliere la sua ansia con uno scherzo o una risata.

Soprattutto, mi sento quella che è in controllo della situazione, quella da cui lei dipende. Questa sensazione, che con i miei bambini era bella e significativa, con lei è un po’ terrificante perchè marca la fine di un’era. Vuol dire che mia madre non è più la donna forte, vivace e indipendente a cui potevo chiedere ogni tipo di aiuto a seconda della mia età, ma una vecchina fragile e vulnerabile la cui sopravvivenza dipende da altri. Mentre preparavo i miei figli ad affrontare la vita, aiuto lei ad affrontarne la fine.

Eppure tutto questo fa parte di un ciclo di vita che mi sento privilegiata a poter osservare. Mio padre è morto quando io avevo diciassette anni, e mi sento estremamente grata di poter accompagnare mia madre in quest’ultima fase della sua vita, per quanto duro sia tutto ciò. Sento un senso di completezza partendo con la memoria da un passato distante e arrivando a dove siamo oggi: io da piccola che corro da lei, io da giovane mamma che proteggo i miei bambini, io da madre matura che vedo partire i miei figli, e rivolgendmi alla mia vecchia madre che ora ha bisogno di me. E’ tutto molto naturale e in armonia con il passare del tempo. E più che il dolore di vedere mia madre soffrire per i suoi problemi di salute, sento la gioia di poterla accompagnare in quest’ultima fase della sua vita.

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