La nostra festa

Sto scrivendo sull’aereo che mi porta a Jakarta, immersa nei bei ricordi della nostra festa.

Per mesi abbiamo organizzato la nostra estate, e Jakarta, il posto dove mio marito ha già cominciato a vivere e lavorare, era una parte importante. Ma il punto principale, l’evento top dell’estate, era la nostra amata Triennale, la festa internazionale che organizziamo ogni tre anni nella nostra casina in Toscana.

Tutto è successo molto rapidamente. La pianificazione era cominciata l’anno scorso. Con inviti che devono letteralmente raggiungere ogni punto del mondo, dobbiamo cominciare con lauto anticipo. Poi, man mano che i mesi passavano, i messaggi circolavano più rapidamente, e sempre più amici confermavano la loro partecipazione. Altri, tristemente, ci dicevano che non sarebbero riusciti a unirsi neanche quest’anno.

Le cose però han cominciato a prendere davvero forma quando io ho lasciato Gerusalemme e mio marito è arrivato in Italia da Jakarta. Ci siamo spostati in Toscana, e avevamo circa dieci giorni per organizzare l’intero evento, e con le sorprese che troviamo sempre quando apriamo la casa dopo un anno (come un alveare gigante alla finestra del figlio maggiore), non ci restava tempo per sederci a leggere.

Dovevamo finire l’annesso che avevamo cominciato a ricostruire l’anno scorso, per poter dare un tetto agli amici dei nostri figli che non avevano una tenda, e un bagno alla trentina di giovani che avrebbero trascorso i giorni della festa a casa nostra; avevamo visite da organizzare e ristoranti da riservare; c’erano da comprare vino e carne per i pasti che avremmo consumato a casa; dovevamo affittare i tavoli, e trovare un camioncino per raccoglierli a Volterra e riportarli; c’era da costruire un barbecue abbastanza grande per poter cucinare per ottanta persone; dovevamo liberarci delle api e rimettere in sesto la strada, che dopo la lunga stagione piovosa è sempre in cattive condizioni.

E’ stata una preparazione massacrante, resa ancora più dura dalla tensione per il massacro a Gaza, da cui non potevo (e non posso) distogliere il pensiero. Ma come succede ogni volta, dopo quel luglio nel 2005 in cui abbiamo avuto la nostra prima Triennale, appena ho visto apparire il primo ospite in fondo alla stradina che porta alla nostra amata casina, mi sono sentita invasa da un tale amore e felicità, che ho dimenticato immediatamente gli sforzi organizzativi, e una volta di più ho realizzato con gioia cose che non sempre mi fermo a pensare durante l’anno, e cioè:

  • che abbiamo amici stupendi e incredibilmente interessanti in tutto il mondo
  • che li amiamo con tutto il cuore e loro amano noi
  • che siamo fortunatissimi e privilegiati ad avere un posto così bello, dove la gente è sempre felice di venire
  • che i nostri figli sono riusciti a costruirsi amicizie forti e sincere nonostante il fatto che li abbiamo portati in giro ovunque nel globo da quando son nati
  • che se la vita ha un senso, sta nel mantenere i contatti con gli amici e avere sempre voglia di sapere cosa succede nelle loro vite.

E quest’anno ho avuto un”altra improvvisa, forse banale, ma per me importante rivelazione. Tutti gli amici hanno passato i cinque giorni della festa ringraziandoci: per l’organizzazione, per averli invitati, per aver cucinato, diretto e intrattenuto. Ma per tutta la festa sono stata io a sentire un forte bisogno di ringraziarli. Mai prima di questa volta ho realizzato in maniera così chiara che un tale evento non sarebbe possibile se i nostri amici non fossero pronti a spendere soldi per raggiungerci, pianificare le loro vacanze includendoci, fare lo sforzo di guidare fino in Toscana e alla nostra casa isolata, ed essere presenti con uno spirito gioioso e amorevole.

Mi sono commossa nel vedere i miei amati amici peruviani tornare alla festa, tutti e cinque, per la seconda volta, in un posto che conoscevano già, e restare tutta la durata della festa; o gli amici da Gerusalemme, scossi ed esausti e riuscendo comunque a trovare la strada e a dormire in una tenda, quando avrebbero avuto bisogno di un hotel a cinque stelle; o l’amica che è venuta solo per una notte, in un tempo infame, e ha fatto un’offerta alla Pachamama, versando un po’ di vino davanti alla casa per fermare la pioggia; o la mia amica svedese che è venuta con tre costole rotte; e potrei continuare e riempire tutto il blog. Sono stati tutti così carini e hanno dato mostra di un tale amore – per noi, l’amicizia e la vita – che mi ha dato abbastanza energia e motivazione per pensare che sì, la vita val la pena di essere vissuta, e di essere vissuta esattamente come lo stiamo facendo, dividendola con gli altri.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. patty ha detto:

    Che bella la tua vita!!!! Un bacio grande

  2. juso65 ha detto:

    Splendido racconto, Claudia! Ho sentito la gioia di quei giorni fin qui. Un abbraccio

  3. Giovanna (Gio) ha detto:

    che bella l’idea della festa! e che bello avere degli amici cosi!! io ancora non ne ho trovati cosi… =(

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