La mia nuova vita a Jakarta

Condivido qualche riflessione sulla mia nuova vita a Jakarta.

Sono arrivata a Jakarta poco più di tre settimane fa. Se c’è una cosa che non smette di stupirmi, è come i nostri luoghi di vita possano cambiare nel giro di poche ore (anche se nel caso dell’Indonesia c’è voluto un giorno intero – di volo, intendo). Quello che mi soprende ancora di più è come il meccanismo di cominciare subito a costruirmi una nuova in un ambiente sconociuto sia ormai diventato naturale e spontaneo. E’ vero che ho cambiato molti paesi in vita mia, e che i posti dove ho imparato a vivere erano quasi tutti una bella sfida. Come tutte le cose nella vita, presumo che l’esercizio e la ripetizione aiutino a velocizzare il processo di sentirsi a proprio agio in una nuova casa. Comunque sia, nelle ultime tre settimane ho misurato lo spazio intorno a me, sia in casa che all’esterno, cercando i miei ritmi, costruendo una routine. E sono contenta di dire che nonostante le mie paure iniziali, mi sento felice e appagata.

Quello che mi preoccupava era il fatto di andare a vivere in un posto molto lontano dalla mia vecchia madre e dal mio figlio più piccolo, e di vivere su un fuso orario diverso, cosa che potrebbe complicare la mia routine lavorativa. Avevo paura che il caldo umido della città pesasse sulla mia pressione bassa. Più nel profondo, c’era probabilmente anche il senso di colpa per aver dovuto lasciare la Palestina, e costruirmi un posto di vita altrove.

Di fatto, le cose trovano una soluzione molto più facilmente di quanto ci immaginiamo nelle nostri notti insonni. Non mi piace essere così lontana da mia madre, ma sono venuta a patti con la cosa e ho trovato un modo per sentirmi attiva con lei anche a distanza. Mio figlio è felice e allegro, e questo mi rilassa. Per quanto riguarda il mio lavoro, in effetti è un po’ complicato. Dato che la maggior parte dei miei clienti risiede in Europa, e non è necessariamente disponibile durante il giorno, devo coacchare perlopiù di notte, quando la giornata di lavoro in Europa è finita. Però mi sembra meno duro di quanto avevo immaginato. La passione che mi guida è un ottimo motivatore quando devo sacrificare un notte in famiglia e chiudermi nel mio studio per coacchare.

Il caldo sta diventando sopportabile, e comunque c’è l’aria condizionata dappertutto (e comincio a odiarla). Per quanto riguarda la Palestina, ho capito che non la lascerò mai andare. E’ profondamente nel mio cuore, e nonostante la distanza geografica, so che per me sarà sempre importante parlare di lei e per lei. E questo per il momento è abbastanza per farmi far pace con il fatto che non sono più presente fisicamente.

New life3Amo la casa in cui viviamo, e mi ci muovo con una facilità che me la fa piacere ancora di più. E’ un posto caldo, elegante e originale, dove mi diverte riprodurre i gesti che riempiono la mia giornata ovunque nel mondo. Lo stesso con l’esterno: quando prendo un taxi, faccio la spesa al supermarket, vado dal dottore o mi siedo a un ristorante, penso a quante volte ho fatto le stesse cose in un altro posto; e anche se c’è un sentimento di base comune nell’esperienza, ogni azione è diversa perchè il posto è diverso. Guardo la mano sinistra del mio taxista, e mentre mi chiedo perchè qui molti hanno l’unghia del mignolo lunga, mi ricordo di quanto era difficile interagire con alcuni taxisti a Gerusalemme, e di come era divertente a Lima. Quando arrivo alla cassa al supermarket, non riesco a fare a meno di pensare a quanto erano rudi e poco amichevoli le cassiere a Gerusalemme ovest, e a come questo mi mettesse sempre di cattivo umore. Qui guardo il sorriso gentile della cassiera che mi ha riempito le borse e preso i soldi, e che ora congiunge le mani sul cuore e si china elegantemente. Sono sorpresa e mi rendo conto che non ero più abituata a questa gentilezza nelle mie interazioni quotidiane. A volte mi imbarazzo persino di fronte alla dolcezza e alla gentilezza della gente qui. Mi sembra davvero di essere atterrata su un altro pianeta. E questo rende l’intera scoperta ancora più eccitante.

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