Flags

I started this post every May during my stay in Palestine, but I never published it because I know israel to be a trifle touchy, especially on topics of national pride. Like the israeli flag. In Jerusalem, in May, israeli flags blossom like daisies at springtime. You see them everywhere, and I am not joking. They are on balconies, buildings, cars, shops, on people, stalls, suitcases, leaflets, prams, just name a common object: in May it will be covered by the white and blue Israeli flag.

For instance, look at this lovely and highly practical object:

Flag4Flag2

It’s an israeli flag that wraps the back of the car’s rear mirror. Since there were not enough flying flags around, they had to find a specific place that had not been exploited yet.

I was surprised not to see any dress made out of the israeli flag, but one British friend, who has been living there for a very long time, reassured me: in schools students must wear either white or blue clothes, to remind the flag, or black, to remind the fallen soldiers. And then I saw this:

Flags11that I find really inspiring.

And of course, if you cannot waste time to have a dress tailor-made, you can always wrap yourself in huge flags and be happy, like this boy:

Flags

I have never seen a country which displays its flags with such arrogance, insistence and complacency. I understand that national identity must be fed and reinforced, especially in such a  country as young as israel, where the majority of people come from all over the world with their specific languages, cultures, traditions – and where they need a strong use of symbolism to keep them together. Of course not even for a second do they stop and wonder how people from other horizons – let alone the Palestinian – feel when seeing such an arrogant display of power and desperate affirmation of a national identity.

Ps: by the way, in case you don’t know, there is a law in Israel that prohibits people to show the Palestinian flag. This happened on Tuesday.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Dorotea ha detto:

    Cara Claudia, nel fantastico mondo di Oz, per l’Australia Day, il 26 gennaio, é esattamente uguale!!
    Sarà che anche l’Australia é un Paese giovane, che anche downunder la popolazione é estremamente multietnica, ma io ho visto a Perth per la prima volta il “copri specchietto” dell’auto con la bandiera australiana! Oggetti di qualunque tipo con la bandiera, dalle posate ai peluche dei canguri con la t-shirt/flag. Le borse termiche per i pic-nic o i porta penne da scrivania, e potrei continuare a lungo.
    Penso che ci sia davvero il bisogno di costruire un’identità nei paesi giovani. Quando a metà degli anni ’90 vivevo in Messico e la nostra prima figlia ha iniziato le elementari ad ogni occasione veniva cantato l’inno nazionale ed ogni lunedì mattina c’era l’alza bandiera a scuola e tutti gli studenti cantavano l’inno alla bandiera (non sapevo nemmeno che esistessero inni per le bandiere nazionali!). Inoltre agli studenti veniva “insegnato” che non si doveva criticare il presidente della repubblica.
    Ogni volta che vedevo mia figlia cantare l’inno nazionale o peggio, l’inno alla bandiera messicani con tanta verve avevo le lacrime agli occhi. Nostra figlia era molto “messicanizzata”. Poi ci siamo spostati in Venezuela, e così ho scoperto che questo rituale era comune a tutta l’America, per lo meno a quella Latina
    e me ne sono fatta una ragione. Del resto io adoro l’America Latina.
    Cari saluti da Baku

    1. claudialandini ha detto:

      Sì Dorotea, anche noi in Honduras e Perù abbiamo avuto un saggio dell’attaccamento alla bandiera e all’inno nazionale…devo dire che non avevo mai visto una cosa come in israele. E comunque il problema lì è che la bandiera è purtroppo anche simbolo di un’occupazione feroce – per dirti, appena dei settler occupano una casa palestinese, o costruiscono un posto provvisorio in terra occupat (che poi diventerà un insediamento in piena regola) ci piazzano su la bandiera israeliana. Più grande è meglio è.

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