Oltre le apparenze

Ho appena finito di leggere un libro che mi ha lasciata molto perplessa. Trattasi di Oltre le apparenze, di Charlotte Link.

Avevo già letto un romanzo della stessa autrice, La casa delle sorelle, che mi aveva suscitato le stesse impressioni, e ho voluto dunque darle un’altra chance. Alla fine della lettura di Oltre le apparenze, confusa quanto prima, penso che lascerò la Link sulla sua strada.

La prima metà del libro la si passa domandandosi se la colpa della mediocrità dello stile dipende dall’autrice o dal traduttore. In questo affascinante quesito, si sottolineano tutte le frasi indigeribili, i refusi, e le sviste (in un’occasione l’amante della protagonista viene chiamato col nome del marito). Permettetemi di condividerne alcune:

E che cosa le ha suggerito il suo istinto in questo caso?” [  ] “Non posso dire che abbia lanciato segnali acuti

Ehi, chiuda quella porta! Non è una calda notte d’estate quella là fuori, giovin signora!

Ma decidere qualcosa e poi fare davvero i primi passi per attuare il progetto non erano lo stesso.

Anche se non me ne riprometto molto

Ci si era infilata, in una posizione contorta che le aveva prodotto ficcanti dolori alle braccia e alle gambe

Se fosse innocente, la sua non è stata la più intelligente delle cose che poteva fare

Mi fermo qui, anche perchè trascrivendo queste chicche vengo di nuovo assalita dal forte dubbio che Charlotte abbia unito le forze col traduttore per creare un capolavoro della comica.

Se uno non fosse distratto dall’enormità – quasi offensiva – di certe sparate, potrebbe godersi meglio la storia, che non mi sento di bocciare in toto: è ben costruita, con pochi personaggi ben delineati, la giusta dose di suspence e un intreccio efficace. Qua e là un’abbondanza di dettagli realmente innecessaria (cosa ci importa se il ragazzino “aveva in spalla uno zainetto nel quale conservava presumibilmente gli spartiti per il pianoforte” ?).

Comunque sia, a tre quarti del libro arriva il colpo di scena. E io i colpi di scena li adoro! Devo ammettere che qui me l’ha fatta: è riuscita a farmi rizzare le antenne e mi ha inchiodata alle pagine fino alla fine. Al punto che in una pausa, sono addirittura andata a sbirciare gli altri suoi titoli, presa dal rimorso di un giudizio forse precoce.

Sono arrivata però alla fine con un sentimento generale di perplessità. Troppi particolari, troppe improbabilità, il cattivo diventa buono, il buono scompare, la protagonista è scema all’inizio e tale resta fino alla fine, e i ragazzini vengono lasciati ai loro tristi destini.

Auguro lunga vita alla Charlotte, un cambio di lavoro al traduttore, e alla casa editrice TEA chiedo cortesemente di far rileggere bene i testi prima di pubblicarli, per togliere quantomeno i refusi – credo che noi lettori ci meritiamo almeno questo.

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