Tutta la sacrosanta verità sull’artroscopia alla spalla

So che esistono cose peggiori e che io faccio parte della fortunata minoranza al mondo che si può permettere cure adeguate. Voglio comunque condividere i miei pensieri e la mia esperienza. Sono sicura che mi farà bene e che forse aiuterà qualcuno in futuro.

Tutta la sacrosanta verità sull’artroscopia alla spalla

Alcuni di voi sanno che alla fine di maggio ho avuto un’artroscopia alla spalla sinistra. Avevo un tendine lacerato e un osso che picchiava sulla lacerazione ogni volta che muovevo il braccio. Un dolore che era diventato insopportabile. Ho accolto felicemente l’operazione, che consideravo come la fine dei miei tormenti. Peccato che nessuno mi avesse detto cosa dovevo davvero aspettarmi dal periodo post operatorio.

Nessuno mi aveva detto che il dolore che avrei provato sarebbe stato ancora più forte di quello che sentivo prima di farmi operare, e che non sarebbe scomparso in un paio di settimane. Le famose “due settimani cruciali” dopo l’operazione, di cui dottori e fisioterapisti parlano continuamente, sono diventate tre, poi quattro, e quando ti dicono “devi aspettare almeno sei settimane” (e a quel punto li prenderesti a cazzotti, se non fosse che hai paura di danneggiarti il braccio buono), stai sicura che arriva la settima settimana, e soffrirai ancora. O forse no. Io sì. Ed ecco perchè voglio dirvi tutta la sacrosanta verità sull’artroscopia, di modo che se la vostra reazione all’operazione sarà simile alla mia, almeno sapete cos’aspettarvi. Preparatevi al peggio, e affrontate l’operazione con la giusta dose di coraggio ed energia per superare il forte e persistente dolore. Non pensate neanche per un attimo che l’operazione sarà la fine del problema: aprirà invece un’altra lunga e dura fase verso la soluzione.

Vi auguro di non soffrire come ho sofferto io (mio marito è stato più fortunato), ma potrebbe capitarvi di passare per quello che ho passato io, e avete il diritto di sapere che questa possibilità esiste. Quindi ecco cosa potete aspettarvi:

– dimenticate le “due settimane”. Dopo due settimane soffrirete esattamente nello stesso modo di quando l’anestesia è sparita;

– per lunghe settimane (almeno sei) vi sveglierete di notte con un dolore insopportabile alla spalla, braccio, gomito, polso, mano, a volte magari solo un paio dei citati punti: avrete bisogno di ghiaccio, codeina, respiri profondi e bei pensieri o giochi mentali per tornare a dormire;

– la quantità di tempo che dovrete mettere negli esercizi è enorme. Dimenticatevi la solita routine quotidiana. Dovrete passare ore muovendo il braccio su e giù, avanti e indietro, stirandolo, aprendolo e chiudendolo, e così via, e tutto questo fa male;

gli esercizi son noiosi. Mentre li fate non potete leggere (per la natura degli esercizi), guardare la TV (perchè la maggior parte del tempo sarete davanti a un muro o sdraiate sul letto) e vi sembreranno quindi ancora più infiniti;

– dovrete fare un sacco di fisioterapia, e le sessioni possono essere molto dolorose. Potreste trovarvi a uscire dalle sessioni con un’incontrollabile voglia di piangere, da tanto vi sentite a terra;

– dovrete riempirvi di medicinali per sopportare il dolore. Alla lunga lo stomaco si ribellerà e oltre al dolore alla spalla, vi troverete ad affrontare altri problemi se bevete troppo caffè o vi concedete un meritato bicchiere di vino;

– il dolore vi stancherà. Vi troverete a chiedervi come mai non riuscite a tenere gli occhi aperti dopo le nove di sera, mentre prima leggevate tranquillamente fino a mezzanotte;

– ogni giorno, ogni singola mattina quando aprite gli occhi (ovviamente se siete fortunate e dormite fino al mattino), la prima cosa che sentirete sarà il dolore alla spalla, giusto per ricordarvi che no, la fine del tunnel è ancora lontana. I primi movimenti appena vi svegliate sono i più dolorosi;

– se, com’è successo a me, siete talmente sfortunate da prendervi qualche tipo d’infezione, il dolore alla spalla si moltiplicherà.

Come con tutte le cose, fino a quando non ti trovi in quella determinata situazione non hai idea di quanta gente abbia avuto lo stesso problema. Scoprirete che nove persone su dieci hanno avuto un’artroscopia a un certo punto nella loro vita. Se vi dicono che è un’operazione veloce e relativamente dolorosa, per favore, non credetegli: potreste aver fortuna e cavarvela bene, ma ci sono buone possibilità che invece reagiate come ho reagito io. Se sapete cos’aspettarvi, non aggiungerete la frustrazione della delusione al periodo già abbastanza doloroso in sè.

 

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