La storia di una casa

Voglio raccontarvi la storia di una casa.

E’ una casa dove mi hanno portato quando avevo dieci giorni, e dove ho passato tutte le vacanze estive, di Natale e di Pasqua fino a quando ho compiuto diciassette anni e i miei genitori l’hanno venduta.

All’epoca non mi era importato più di tanto perchè mi affacciavo alla mia vita adulta ed ero lanciata verso cose completamente nuove. La casa di Magreglio rappresentava una fase della mia vita da cui mi stavo staccando. Col passare del tempo, però, mi sono ritrovata sempre più spesso a tornare a quella casa nei ricordi. La loro nitidezza è stupefacente. Con nessun’altra casa al mondo, neanche quelle in cui ho vissuto più recentemente, ho un ricordo così chiaro delle sensazioni, sentimenti, rumori e persino degli odori.

Se chiudo gli occhi e torno con la mente a quel tempo, mi ritrovo immersa nel momento. Riesco a vedermi chiaramente, da piccolina, quando si arrivava a Magreglio, e io saltavo fuori dalla macchina e correvo attraverso il cancello verde e nero: andavo subito ad accarezzare i mughetti nelle fioriere di pietra all’entrata, poi correvo verso le tre betulle (che davano il nome alla casa) per assicurarmi che il tronco fosse ancora bianco e nero e che avessero ancora quella pellicina sottile che veniva via accerezzandole. Poi cominciavo a salire gli scalini di pietra, costeggiati dalle ortensie, in una festa di rosa e azzurro, e arrivavo alla porta principale. Questa si apriva su una stanzetta dove c’era una panca di legno rossa su cui mia madre e le zie sedevano nei giorni di pioggia. Sul muro c’era un souvenir che mio padre aveva portato dalla Thailandia, una combinazione di dischi di bamboo leggeri, blu, gialli e rosa, che facevano un suono bellissimo quando venivano mossi dalla brezza serale.

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Io e mia mamma sulla terrazza che è stata chiusa

La casa era sempre fredda quando ci arrivavamo, ma io correvo da una stanza all’altra in preda a una gioia incontenibile. Cominciavo dalla cucina. Aprivo il mobiletto dove mia madre teneva i biscotti e la Nutella, per vedere se era rimasto qualcosa dalla nostra visita precedente. L’odore umido e pungente che mi colpiva quando aprivo l’anta di legno bianco del mobile era come una promessa di giorni a venire, di pane, burro, cacao e zucchero mangiato con le amiche e i cugini dopo aver giocato per ore in quello che mi sembrava il più meraviglioso dei giardini. Poi mi spostavo nelle stanze, e toccavo i letti uno per uno. La stanza più lontana dava sul giardino, e io tornavo fuori, verso l’albero dove mi piaceva così tanto arrampicarmi, e poi verso i tre pini sul retro della casa, con i tronchi su cui colava la resina, che ci obbligava a rientrare in casa mentre stavamo giocando, perchè se la toccavamo ci restavano le mani tutte appiccicose.

Ma la casa era molto più di questo. Era il ritrovarsi in estate di una famiglia allargata. Mia sorella e i suoi libri, i miei fratelli e le loro moto e band musicali (con i concerti in garage –  questa è una canzone che suonavano spesso 🙂 ), mia madre sempre a cucinare, giocare a carte o lavorare a maglia chiacchierando con le cognate e le zie, mio padre a lavorare in giardino. E tutti i cugini, gli zii, gli amici che andavano e venivano. Ero bello e allegro. O almeno, così me lo ricordo.

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La casa oggi

Sono tornata a vedere la casa di Magreglio quando è nato il mio primo figlio, 24 anni fa. Guardandola, con tutti i cambiamenti che le avevano fatto, mi è presa una profonda ondata di saudade. Da allora non ci sono più tornata, ma mia cugina l’ha fatto, e qui arriva il grande scoop: qualche giorno fa mi ha detto che la casa è in vendita!!! Questa notizia mi ha scatenato un terremoto emotivo. Ho cominciato a sognare di ricomprarla, di portarci dentro i pochi mobili che mia madre ancora conserva da quella casa, di mettermi alla prova nel nuovo posto e nel vecchio ambiente. Ragionavo sul fatto che anche se avevano chiuso la bella terrazza dove passavo ore a giocare, posso ancora vedere il Crocione (l’enorme croce di pietra in cima alla montagna davanti alla casa). Anche se hanno tagliato le tre betulle, posso ancora camminare sui gradini di pietra e magari anche ripiantare le ortensie! Naturalmente niente di tutto ciò sarebbe possibile: anche se avessi i soldi per comprarmela, dove troveremmo il tempo per andarci, e chi verrebbe con me? Mio marito e i miei figli sicuramente non sono interessati a Magreglio!

Comunque ho chiamato l’agenzia, e ho scoperto che in realtà è il secondo piano ad essere in vendita, quello che apparteneva ai miei zii, e dove andavo raramente – per me era come entrare in un ambiente alieno, mi intimidiva. Mi sono sentita delusa e sollevata allo stesso tempo. Ho chiesto al signore dell’agenzia di tenermi informata sul futuro della casa. Non si sa mai, magari anche la famiglia che ha il primo piano deciderà di vendere in futuro. O magari leggeranno questo post e mi inviteranno a stare un po’ nella casa, forse addirittura affittarla per un po’…che bello sarebbe 🙂

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