#UWRF15

E’ stata un’esperienza incredibile. Che privilegio vivere nello stesso paese dove si svolge l’Ubud Writers&Readers Festival.

Nello splendido scenario verde oro di Ubud, a Bali, ho passato tre giorni di pura gioia concentrandomi sulla mia più grande passione: la lettura.

L’evento era stato organizzato perfettamente. Si è svolto in quattro punti diversi di Ubud e ha ospitato interventi di scrittori, discussioni, lanci di libri, film, workshop ed eventi speciali legati alla gastronomia, al turismo, allo yoga e molto ancora. Non c’era abbastanza tempo per far tutto, e io e mio marito abbiamo passato tre giorni con il programma in mano, incerti se andare all’incontro con uno scrittore famoso in tutto il mondo, o a quello su Papua.

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Sono stata troppo felice di poter ascoltare la vivace presentazione di Anchee Min e del suo libro  The cooked seed. Anchee Min è una scrittrice cinese. Avevo letto il suo Azalea Rossa tanti anni fa, e mi era rimasto dentro. Con un sacco d’umore, ci ha raccontato com’è riuscita ad avere un visto per gli Stati Uniti e del suo travaglio per ottenere uno stato dignitoso come immigrata.

La mia prima sessione è stata con Anuradha Roy che conduceva una discussione sugli animali nella letteratura, una delle poche “panel discussions” a cui ho partecipato perchè in genere preferisco le presentazioni dei singoli autori. Tra questi, uno che ho assolutamente adorato è stato Chigozie Obioma che presentava il suo libro I pescatori (che ovviamente ho comprato e mi sono fatta firmare, per la mia collezione di libri firmati dai loro autori 🙂 ), e la sessione in cui  Christina Lamb parlava del suo ultimo libro, Farewell Kabul, interessantissima per la finestra che ha aperto sull’Afghanistan e sulla vita di una delle più grandi corrispondenti estere dei nostri tempi.

Ci sono state altre sessioni che mi hanno estasiata, in particolare quella di Hyeonseo Lee, una nord coreana che è riuscita a scappare in Cina e poi in Corea del Sud, e ha scritto un libro sulla sua esperienza, The girl with seven names. La stanza era gremita. Come ha fatto notare il mio amico Colm, non capita tutti i giorni di poter ascoltare qualcuno della Corea del Nord che parla della vita nel suo paese.

Il festival è stato importante per me anche perchè mi ha permesso di capire alcuni argomenti di fondamentale importanza per il paese nel quale sto vivendo. In particolare ho amato (e pianto un sacco durante) il racconto di Galuh Wandita sulla sua esperienza a Timor Leste e del suo tentativo di portare alla luce la verità su alcuni degli eventi passati in Indonesia. Galuh è una donna straordinaria, che si è messa a piangere mentre parlava del momento in cui i “bambini rubati” si riunivano con i loro veri genitori a Timor Leste. Ho comprato il libro alla cui stesura lei ha contribuito, Enduring impunity, che racconta le atrocità subite dalle donne nei vari momenti della storia dell’Indonesia, Timor Leste e Myanmar. Ha firmato il libro per me, e ci ha scritto “A Claudia, con amore e speranza“.

Lo stesso amore e speranza che ho provato ascoltando il mio amato e stimato Professor Mazin Qumsiyeh, le cui newsletter ho letto regolarmente negli ultimi due anni, e il cui supporto per la Palestina mi tocca profondamente. E’ stato fantastico scoprire che avrebbe partecipato al festival. Gli ho scritto prima, dicendogli che io e mio marito saremmo stati in prima fila ad applaudire il suo incessante lavoro per diffondere la verità sulla Palestina. Ed eccoci lì, in questo posto incredbile pieno di gente vicina, legata dallo stesso desiderio di pace e giustizia, ascoltando una delle menti più brillanti che spiegava i torti inflitti al suo paese. Un momento che mi ha riempito il cuore di un calore che mi fa andare avanti, ora che vedo che la Palestina ha di nuovo perso posto nelle notizie.

Voglio finire questo post con l’addio che ci ha riservato Anchee Min dopo il suo discorso. Perfettamente in linea con l’atmosfera creativa, allegra e partecipata che ha permeato questo fantastico festival:

 

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