E’ tutto in quell’abbraccio

Sono sul treno che mi riporta a Milano dopo quello che abbiamo ribattezzato come “Il viaggio della memoria”.

Ieri io e le mie due cugine siamo andate a Magreglio, il posto in cui la mia famiglia aveva una casa, nella quale ho passato i momenti più belli della mia infanzia.

Ero stata a Magreglio l’ultima volta 24 anni fa, guardato la casa dall’esterno, e mai più tornata. Ieri ci siamo prese tutto il tempo che avevamo bisogno: abbiamo cominciato col visitare un paio di cimiteri dove sono sepolti molti dei nostri parenti. La famiglia di mia madre viene da quella zona, e gran parte del suo passato è legato ai paesini sparsi lungo uno dei rami del Lago di Como.

Quando siamo arrivate a Magreglio, ho provato uno stupendo senso di sollievo. Come se all’improvviso avessi realizzato quanto è facile tornare al passato. Certo, molte cose sono cambiate. Il parco giochi è stato ampliato e i giochi sostituiti; la pineta dove passavamo interi pomeriggi ad arrampicarci sugli alberi, e dove il circo parcheggiava per qualche giorno in estate, non c’è più, rimpiazzata da case. Il mitico droghiere Landi, i cui odori, rumori e l’aspetto sono chiarissimi nei miei ricordi, ha chiuso i battenti per sempre. Ma qualcosa è rimasto come allora: la chiesa, ad esempio; le montagne, ovviamente; il municipio, le insegne delle vie, e il giardino di casa mia.

Ci sono entrata. Come spiegavo in questo post, il secondo piano è in vendita, e io avevo scherzosamente cominciato ad accarezzare il folle sogno di ricomprarmi almeno una parte della casa 😊. Per cui ho chiamato l’agenzia e sono andata a visitarla. Non saprei neanche da che parte cominciare per spiegare le violente emozioni che ho provato attraversando il cancello (che è ancora lo stesso), salendo le scale, ed entrando nell’appartamento che una volta apparteneva a mia zia. Ho chiesto il permesso di visitare il giardino, neppure lui è cambiato molto. Ho visto le panche di pietra su cui ci sedevamo con mia madre, la parte superiore dove giocavamo a nascondino, le finestre al pianterreno dalle quali saltavamo all’esterno. Alcuni alberi sono stati tagliati, ma di fondo il posto non è cambiato, ed è stato un tale privilegio poterlo visitare.

Camminavo e controllavo avidamente tutti i dettagli, mentre mi sentivo invadere da una splendida sensazione di riconnessione. In tutti questi anni ho pensato con dolorosa malinconia alla casa. Gli anni che ci abbiamo trascorso in famiglia sono stati felici e preziosi, e la casa ne è diventata il simbolo. Rivederla ieri, constatare che il giardino esiste ancora e che lo stavo guardando, toccando, respirando, mi ha riempito di gioia immensa. Una volta di più ho capito quanto sono fortunata. A differenza di molti che non possono più tornare nei loro paesi, o le cui case sono state distrutte, completamente cambiate o rese inaccessibili da chi le ha occupate, io posso ancora visitare Magreglio, quando voglio, respirarne l’atmosfera, guardare la casa.

Ma non è finita. Durante la nostra infanzia a Magreglio, eravamo molto in sintonia con i nostri dirimpettai. Mentre ieri stavamo raggiungendo la casa, mia cugina mi ha chiesto di loro. Io non ne avevo più saputo niente, quindi ho suonato alla porta. Una finestra si è subito aperta, e si è materializzata la ragazzina che giocava con noi, oggi una donna della mia età, e quando mi ha riconosciuta è venuta ad aprirci. Con lei c’era il fratello, amicissimo dei miei ai tempi, e la loro madre, di 94 anni, lucida e in perfetta salute. Lui è venuto verso di me: ci siamo scambiati un bacio sulle guance, e poi spontaneamente abbracciati e stretti forte per qualche secondo. Ho sentito tutto che si scioglieva e si ricomponeva dentro: il passato condiviso, fatto di momenti gioiosi, di crescita, di vita. Un passato che oggi ci fa ritrovare così facilmente, anche dopo anni. Le nostre radici. E’ tutto in quell’abbraccio.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Chiara Tavecchio ha detto:

    Che bella descrizione brava, unico errore Enrica non ha la tua età ha 10 anni piùdi te cara, però va bene lo stesso. Baci Chiara

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