Il tempo è il miglior regalo

Qualche riflessione sul tempo, e sul perchè secondo me è il miglior regalo che possiamo offrire a chi amiamo.

 

Sicuramente il tempo è un grosso tema. Nella mia cultura lo sprechiamo lo compriamo, lo uccidiamo, lo risparmiamo. Più invecchio, più il tempo mi ossessiona. Sono talmente ossessionata dall’idea di sprecarlo, che non esco mai di casa senza un libro in borsa, per paura di trovarmi bloccata nel traffico o in coda da qualche parte, e non avere niente da fare. Più avanzano gli anni, più ho la sensazione che il tempo si restringa, ma in realtà quello che aumenta è il numero delle cose che mi piacerebbe fare. Ho più interessi, ho voglia di fare le cose per il semplice gusto di goderne, voglio leggere di più, navigare di più in rete, incontrare più gente…la giornata però resta di 24 ore.

Ieri siamo andati a trovare un ex collega di mio marito. Ci ha invitati con un po’ di altri amici a casa sua per pranzo. C’erano un karaoke, e cose buone da mangiare. Gli invitati erano perlopiù indonesiani, pochi stranieri. Abbiamo mangiato, chiacchierato, poi cantato, e anche ballato. Era tutto molto semplice ma molto bello. Gli stranieri sono stati i primi ad andarsene, io e mio marito abbiamo deciso di restare un po’ più a lungo. Abbiamo cantato “Volare”, lui ha chiacchierato col suo amico, io ho ballato un po’ con le signore. Abbiamo ascoltato ogni tipo di canzone al karaoke, dai successi indonesiani ai classici dei Bee Gees. Poi è arrivato il momento di andarcene, ma quando stavamo raccogliendo le nostre cose, il padrone di casa ci ha coinvolti in una danza in circolo, tutti tenendosi le mani e ballando insieme sulle note di una canzone cantata dal figlio. Poi abbiamo ballato in coppia, scambiandoci il partner. E quando abbiamo tentato di nuovo di salutare, ci ha ripreso per mano e ci ha fatto ballare ancora.

Mi sono goduta il momento fino in fondo, mi ha commosso. Ho capito che in effetti dare il nostro tempo alla sua festa era il miglior regalo che potevamo offrirgli. E mi sono improvvisamente ricordata di un altro momento intenso e indimenticabile della mia vita. E’ stato mentre ero in Perù. Una giovane coppia di italiani in visita in Perù aveva avuto un incidente aereo. Per fortuna erano sopravvissuti, lui quasi integro, lei con delle brutte ustioni sulle braccia e sulle gambe. La Croce Rossa ci ha informato della cosa, e siamo andati a trovarli. Il papà di lei era venuto dall’Italia per assisterli. Letizia si riprendeva lentamente, e io andavo a trovarla di tanto in tanto per assicurarmi che avesse tutto quello di cui necessitava e per tirarle un po’ su il morale.

Un giorno sono tornata a casa dopo aver lasciato i miei figli a scuola, e mio marito mi ha chiamata per dirmi che le sue condizioni erano improvvisamente peggiorate, e che c’era il rischio che morisse di setticemia. Mi sono precipitata all’ospedale, dove il padre stava lottando per tener sotto controllo l’angoscia. E’ stato un giorno terribile. Era corsa la voce che Letizia stava molto male, e la gente veniva spontaneamente a donare sangue. Per tutta la mattina c’è stato un via vai di persone. A mezzoggiorno le visite han cominciato a diminuire, e dopo esserci sforzati di mangiar qualcosa, non si è più visto nessuno. Il consolato italiano era venuto per una breve visita al mattino, e il flusso di volontari era cessato. Il povero padre però era ancora lì senza notizie della figlia, e doveva gestire il pensiero che avrebbe potuto perderla.

Mi ricordo di aver sentito nelle ossa che non potevo lasciarlo solo, neanche per un secondo. Mi sono organizzata per mandare qualcuno a prendere i ragazzini a scuola, e sono rimasta con lui fino alla sera. Dopo un po’ non avevamo niente da dire. Siamo rimasti seduti tranquilli sul divano della stanza d’ospedale, in silenzio, aspettando che il tempo passasse. Non potevo fare o dirgli niente, ma potevo dargli il mio tempo, e non lasciarlo solo con la sua angoscia. Credo che siano passate quattro ore in silenzio, in una sorta di tempo sospeso, durante il quale ho provato una potentissima empatia e vicinanza umana.

Quando è diventato buio, e il dottore è venuto a dirci che il peggio era passato e che Letizia sarebbe con buone probabilità sopravvissuta alla notte, ci siamo abbracciati e siamo andati a riposare, ma quel momento ha creato un legame incredibile, che dura negli anni. Ogni volta che penso a quel giorno, mi sento privilegiata. Perchè ho scoperto qual è il regalo più prezioso di tutti.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Chiara Tavecchio ha detto:

    Bellissima testimonianza Claudia. Brava scrivi davvero molto bene sai esprimere e far vivere al lettore sentimenti ed emozioni profonde. Baci Chiara Il 25/Gen/2016 04:34, “How to be a happy expat” ha scritto:

    > claudialandini posted: “Leggi in italiano Time is a big issue, no doubt. > In my culture we waste it, we buy it, we kill it, we save it. The more I > age, the more I become obsessed with it. I am so obsessed by the idea of > wasting time, that I never leave my home without a book i” >

  2. claudialandini ha detto:

    Ma grazie cara, sono molto contenta!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...