Orphan train, a great novel

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I believe some books are just meant to reach you. I had come across the title of this one several times and on different occasions. Anobii had a number of reviews on it, and its title popped up in conversations on some FB groups I belong to. It was also cited for several months in a row in a literary magazine whose newsletter I avidly read. To be honest, I have a ritual with that newsletter. Every month I pick a recommended title and put it on my wish list. Orphan train tempted me. It was inspired by true events and came highly recommended, but for some reasons I always turned to other titles. Then one day I was in Singapore on my way back to Jakarta from Milan, and was honouring another important ritual of mine: buying a book whenever I am in an airport (in case you wonder, only one airport in one travel – the one I leave from or the one I am in transit in). Orphan train was there. I picked it up, put it down, checked other books, and eventually bought it. After reading it, I am so happy I did.

You can read the story on the Internet, it’s about a child who traveled on an orphan train in the 1920s. Orphan trains were used to take orphans mostly from Eastern cities of the United States to inland rural areas from about 1850 to 1930. The backbone of the novel is the story of this girl and all the hardship she had to endure when her family perished in a fire shortly after migrating to the States from Ireland. That girl is now 91, and she employs a teenager who is under the care of the child welfare system, to clear her attic, full of boxes containing vestiges of her painful past. A friendship develops between the two women, who, we slowly discover, went through similar ordeals as children.

Orphan trainThe story goes back to the ’20s and forth to 2011, when the women meet, though most of the novel focuses on the vicissitudes of Vivian, who was sent out of New York on an orphan train when she was nine. Both the description of the settings (the train, the stations they go through, the several houses she is sent to and the families that host her), and of her feelings are superb. In a Minnesota struck by the Great Depression, Vivian fights to cope as an abandoned child, always reminded that her red hair, clear sign of her Irish origins, makes her undesirable to be adopted. I loved Vivian. She is such a fresh, humble and spontaneous character, and guides us with surprising simplicity through big themes (very dear to me) like home, belonging, feeling accepted and surviving in an alien and hostile environment. You get to follow Vivian, empathise with her, fear for her well being, and you get so attached to the character that even when she turns into a young woman whose choices can be disputable, you still feel on her side.

I loved Vivian till the very end of the book, when she shows yet another proof of incredible flexibility, and gives her long life a final, meaningful touch. I felt that the presence of Molly, the adolescent who helps her in the attic, is perfectly measured out to support Vivian’s story. Indeed, Molly’s own story and ordeals are just properly highlighted towards the end of the book, showing the mastery of the author in balancing the paths of the two women, the friendship they develop and the powerful consequences it brings to both.

This is a book of optimism, resilience, love, and the power of human support.

 

Orphan train3Mi ero imbattuta in questo titolo varie volte e in occasioni diverse. Anobii aveva molte recensioni, e continuavo a vederlo in alcuni gruppi FB di cui faccio parte. Era anche citato spesso in una rivista letteraria di cui leggo avidamente la newsletter. A dire il vero, ho un rituale con quella newsletter. Ogni volta che la ricevo, scelgo un titolo a cinque stelle e lo metto sulla mia lista dei desideri. Le cose che non so di te mi tentava. Si ispirava a fatti realmente accaduti, e aveva ottimi commenti, ma chissà perchè, non mi ci soffermavo mai. Poi un giorno ero a Singapore tornando a Jakarta da Milano, e stavo onorando un altro dei miei rituali, comprarmi un libro in ogni aeroporto da cui passo (solo un aereoporto a viaggio, quello da cui parto o quello in cui sono in transito, in caso lo vogliate sapere 🙂 ). Le cose che non so di te era lì. L’ho preso, l’ho rimesso giù, ho guardato altri libri, e alla fine l’ho comprato. Dopo averlo letto, ne sono davvero felice.

Trovate la storia dappertutto, parla di una bambina che ha viaggiato su un treno per orfani nel 1920. I treni per orfani erano usati per trasportare gli orfani perlopiù dalle città sulla costa est degli Stati Uniti alle aree rurali interne circa dal 1850 al 1930. L’ossatura del romanzo è la storia di questa ragazzina e di tutte le dure prove che deve affrontare dopo che la sua famiglia muore in un incendio poco dopo essere arrivata negli Stati Uniti dall’Irlanda. Ora quella bimba ha 91 anni, e impiega un’adolescente in cura coi servizi sociali per farsi aiutare a pulire il suo solaio, pieno di scatole che contengono gli oggetti del suo doloroso passato. Una bella amicizia nasce tra le due donne che, come scopriamo gradualmente, sono passate per calvari simili da bambine.

La storia va avanti e indietro dagli anni ’20 al 2011, quando le donne si incontrano, anche se il romanzo si concentra soprattutto sulle vicissitudini di Vivian, che è stata mandata via da New York su un treno per orfani quando aveva nove anni. Sia la descrizione degli ambienti (il treno, le stazioni che attraversano, le varie case in cui viene mandata e le famiglie che la ospitano), che dei sentimenti è avvicente. In un Minnesota colpito dalla Grande Depressione, Vivian lotta per la sua sopravvivenza di bambina abbandonata, mentre c’è sempre qualcuno che le ricorda che i suoi capelli rossi, chiaro segno delle sue origini irlandesi, la rendono indesiderata per l’adozione. Vivian mi è piaciuta tantissimo. E’ un personaggio genuino, umile e spontaneo, e ci guida con estrema semplicità attraverso temi enormi (e a me molto cari) come la casa, l’appartenenza, l’accettazione e la sopravvivenza in un ambiente alieno e ostile. Non si può fare a meno di seguirla, di empatizzare con lei, temere per la sua incolumità, e ci si attacca così tanto al personaggio che anche quando diventa una giovane donna dalle scelte discutibili, ci si sente comunque al suo fianco.

Ho amato Vivian fino alla fine del libro, quando mostra una volta di più di essere incredibilmente flessibile, e dà alla sua lunga vita un tocco finale e molto significativo. Ho avuto l’impressione che la presenza di Molly, l’adolescente che l’aiuta in solaio, sia perfettamente dosata per far d’appoggio alla storia di Vivian. In effetti la vicenda dolorosa di Molly viene messa in risalto pienamente solo alla fine del libro, dimostrando la bravura dell’autrice nel bilanciare le storie delle due donne, l’amicizia che si sviluppa tra loro e le potenti conseguenze che porta ad entrambe.

E’ un romanzo sull’ottimismo, l’elasticità, l’amore, e il potere del supporto umano.

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