Cosa mi manca a Jakarta

Come sapete, il mio rapporto con Jakarta non è stato dei più semplici, fin dall’inizio.

Sono felice di annunciarvi che ho finalmente capito cosa mi trattiene dal sentire una vera connessione con Jakarta. Vi ho già detto che tra me e questa città non c’è stato un colpo di fulmine. Non riesco ad afferrarne l’anima, la trovo brutta e caotica. Per la prima volta in vita mia, sono completamente persa quando devo portare in giro gli amici che vengono a trovarmi: devo ancora trovare un posto a Jakarta che mi tocca il cuore o stimola la curiosità. Ma mentirei se dicessi che qui non sono felice. La gente è meravigliosa – calda, aperta, accogliente. Sorridono, fanno e capiscono gli scherzi, e fanno di tutto per aiutarti se hai bisogno. Questa di per sè sarebbe una ragione sufficiente per me per vivere qui felicemente, ma ce ne sono altre. Qui mi sento sicura, non ho paura quando vado in giro o quando sono sola a casa, adoro i massaggi e a Jakarta me ne posso far fare quanti ne voglio, il paese sta attraversando una fase molto interessante, e posso prendere facilmente un volo per arrivare in posti meravigliosi. Inoltre adesso ho anche il mio giro di cari amici, e faccio cose interessanti. Quindi sto bene qui, e quando sono via, ho voglia di tornarci. E allora, da dove viene questo senso di disagio, che mi blocca nel sentirmi a casa al 100%, come mi è successo negli altri posti in cui ho vissuto? Ve lo spiego.

DSCN3922Nei paesi in cui ho vissuto prima, saltavo in macchina e guidavo un sacco, veramente tanto. Non ho mai avuto paura di usare la macchina per andare in posti che non conoscevo, parcheggiare non è mai stato un problema. Qui non è solo il fatto di dover guidare a sinistra (che mi toglie sicurezza al volante). Ci sono tante altre cose che mi mettono in tensione e a disagio quando devo andare da un posto all’altro.

Il traffico è davvero mostruoso, e quando dico mostruoso non intendo solo intenso; questo non mi spaventerebbe, non dopo aver guidato a Lima all’ora di punta, o a Khartoum, o a Bissau. Il traffico qui è totalizzante, avvolgente, ti circonda e ti strangola. Quando sei ferma al semaforo, la motoretta al tuo fianco è talmente vicina che puoi contare i peli del naso del guidatore. E ci sono centinaia di moto, ovunque, sempre, per sempre.

I semafori durano ore. Mentre aspetti il verde, puoi facilmente leggere un paragrafo del tuo libro. Lo spazio tra una macchina e l’altra è ridottissimo, e c’è questa sensazione costante di energia trattenuta, di gente che vorrebbe partire ed è costretta all’attesa.

Trovare l’indirizzo può diventare complicato. I numeri civici sono messi in modo che devo ancora capire, gli abitanti dei quartieri non conoscono necessariamente i nomi delle strade, e a volte è difficile trovare un punto di riferimento.

Se vuoi fermarti a chiedere, devi essere nel posto adatto. Nella maggior parte dei casi fermarti a lato della strada può essere un’impresa, per non parlare del trovare un pedone che passa di lì. E se lo trovi, devi sperare che parli un po’ d’inglese o che il suo bahasa sia comprensibile. In molti casi non saprà comunque aiutarti.

Ovunque a Jakarta ci sono cantieri. Stanno costruendo un sacco di flyovers, orrendi piloni grigi che sostengono corsie sopraelevate per alleggerire il traffico (o così si spera). Ovunque si guarda, tutto è brutto e bloccato per via di questi lavori.

Quando abbiamo comprato la nostra macchinina, ho lanciato un dibattito su Facebook sul fatto di prendere o meno un autista. La risposta quasi unanime è stata di assumerne uno, per ragioni che non sto a riportare qui. Il punto, però, è che per me guidare è un modo per conoscere la città e le sue genti. Al volante, si capisce moltissimo della cultura locale.  E non è solo questo. Per sentirmi  in sintonia con un posto, ho bisogno di essere completamente indipendente nei miei spostamenti. E ho bisogno di conoscere la topografia della città e di vivere da dentro quello che succede nelle strade. Non è lo stesso guardare fuori dal finestrino mentre qualcun altro guida, e pigiare sull’acceleratore quando scatta il verde.

Questo è l’anello mancante per me, qui. Ne ho parlato con mio marito, che mi ha dato un solo consiglio: esci e guida. Che è esattamente quello che farò domani. Andrò in un posto dove non ho mai guidato prima. Dovrei farcela. Ci sono andata varie volte con gli autisti delle mie amiche e in taxi. Sarà un po’ complicato trovare la via e il numero quando arrivo in zona, ma sono determinata. Sento davvero di dover conquistare questa parte della vita qui. Lo devo a Jakarta.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. vinneve ha detto:

    Interesting! As an expat myself I can understand your feelings.

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