I vent’anni di Luz

Ora che il mio bookclub si è riunito e ha discusso in lungo e in largo, posso parlare liberamente di questo stupendo romanzo, I vent’anni di Luz, dell’argentina Elsa Osorio. Ho letto il libro nel suo titolo originale, A los veinte, Luz, e se leggete lo spagnolo vi consiglio caldamente di fare altrettanto.

Lasciatemi premettere che io ho un morboso interesse verso tutto quello che riguarda i periodi di repressione in America Latina – ho guardato film e letto libri sulla dittatura dei militari in Argentina, sul Cile di Pinochet, sul tragico periodo del terrorismo di Sendero Luminoso in Perù e sul governo Fujimori.

Ho un’altrettanto vivida passione per i romanzi ispirati a storie vere. Trovo che siano un mezzo fantastico per sensibilizzare le persone in maniera leggera ma diretta a tante brutture (e bellezze?) del nostro mondo.

Quindi I vent’anni di Luz, la storia di una ragazza argentina che al compimento del suo ventesimo anno comincia a sospettare di non essere la figlia biologica di chi ha sempre chiamato mamma e papà, mi ha preso dalla prima riga – i motivi però vanno al di là dell’essere un ottimo romanzo sulle brutture della dittatura militare argentina.

Innanzitutto è un romanzo femminile (altra mia sviscerata passione). Nel senso che la forza d’animo, la flessibilità, l’adattabilità e la fantasia femminili permeano ogni riga. La figura in assoluto più bella per me è quella di Miriam, donna a tutto tondo che da prostituta ignorante e ignara della realtà che la circonda, si trasforma in un essere umano coraggioso, consapevole e determinato. E lo fa per un caso fortuito, ma la vita del resto è un po’ così. Di fronte a una realtà dolorosa e scomoda che le si schiude davanti attraverso la violenza subita da un’altra donna, Miriam non esita ad entrare in azione mettendo a repentaglio la sua stessa esistenza.

La costruzione del romanzo, che inizialmente mi aveva un po’ confusa, si è rivelata avvincente: la storia viene raccontata da Luz al suo interlocutore nel presente, e con continui tuffi nel passato. Si passa quindi da un registro all’altro, in due toni che si complementano e servono a rafforzarsi a vicenda. Questo continuo passaggio dal passato al presente rende ancora più dolorosa la ferita tutt’ora aperta. Non so se sia stato parte dello stratagemma di Elsa per rendere più appetibile il romanzo, ma di certo si rifà a una realtà molto concreta, al fatto cioè che ancora oggi, in Argentina, una grossa fetta della società non vuole parlare di quanto è successo, e chi con la propria perdita è testimone ogni giorno dei crimini subiti, viene ancora oggi beffeggiato, o peggio ancora, ignorato.

E’ un libro da cui non ci si può staccare. La storia è avvincente, ben ritmata e carica di tensione, una tensione diversa a seconda delle fasi del romanzo, ma sempre presente, che fa da sfondo, oltre che a una delle tante terribili pagine della storia di questo mondo, a temi universali e importanti come la giustizia, la maternità, la soliderietà e la ricerca, sempre e comunque, della propria identità.

 

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