Missing them

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As I have repeatedly explained, I did not feel a complete connection to Jakarta until I decided to win my fear and drive my car to move around. Since I came back from my summer holidays, I am using it more and more. Driving in an unfamiliar place, with traffic rules that are…peculiar to say the least, and seeing all around me faces that have no link to any of my previous experiences in life, brings back memories of similar feelings, in other times and places. I’ll never forget the shock when I first drove in Khartoum – I still remember the crystal clear impression of having ended up in a cartoon. Driving in Angola was easier, we lived in a smaller place, with limited circulation, and wide roads. From Guinea Bissau onward, my son Alessandro first, and then Mattia in Congo, were with me. I have always driven my kids around everywhere. I was the one who collected them at school (and took turns with my husband to take them in the morning), who took them and collected them at friends’, who drove them around for sports and other activities. We spent countless hours driving in different places, in disparate situations, in diverse driving cultures.

Mattia and Alessandro at the march against AIDS in Tegucigalpa, 2002
Mattia and Alessandro at the march against AIDS in Tegucigalpa, 2002

The car  was not only a means to transport us from one place to the next, but a place to chat, laugh, cry, listen to music, analyze life, quarrel (of course), and being close, while discovering streets, people, customs, attitudes. It was a means to launch ourselves in new adventures, and to test our skills when something new came up in the streets – like when we were hit in
the back in Tegucigalpa, or when the car overheated and smoke came out of the engine and we were in the middle of nowhere – in a new place and in a new language. Together we got to familiarize with the sounds of the cities, with the activities at traffic lights, with the pattern of the traffic in different times of the day. We became friends with the boy of the McDonald’s drive-through in Tegucigalpa and with the man who sold mints in Lima. Through our car windows we observed the powerful waves of the river Congo and the colourful humanity moving along it; we looked at Tegucigalpa from the  height of El Hatillo, all sparkling with lights when night fell; we watched the unbelievable paraphernalia sold at Lima’s traffic lights; and the painful beauty of Jerusalem, and all the injustice under our very eyes…

These days, when I drive my car in Jakarta, I learn a lot about the place and the people, but I also realise that I painfully miss my fellow adventurers. I try hard to find a new meaning to my experience, but I can’t help going back to those precious moments, and feel a sense of emptiness. As you know, empty nest has not affected me a lot. Everything is fine. The life we lived together, though, has been so full and happily adventurous, that I think I will forever have these pangs of saudade now that I am back to function full-time on my own. And I will always pester you with them 😀


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La gloriosa Peugeot limeña
La gloriosa Peugeot limegna

Come ho spiegato più volte, non ho sentito una vera connessione con Jakarta, finchè non mi sono decisa a vincere la paura e guidare la mia macchina per muovermi da un posto all’altro. Da quando sono tornata dalle vacanze, la sto usando sempre più. Guidare in un posto sconosciuto, con regole di traffico che sono…particolari a dir poco, e vedere intorno a me volti che non hanno nessun legame con le mie esperienze di vita precedenti, mi porta ricordi di sentimenti simili, in altri tempi e luoghi. Non dimenticherò mai lo shock quando ho guidato per la prima volta a Khartoum – mi ricordo ancora con chiarezza cristallina la sensazione di essere entrata in un cartone animato. Guidare in Angola era più facile, vivevamo in un posto piccolo, con poca circolazione e strade ampie. A partire dalla Guinea Bissau, mio figlio Alessandro prima, e poi Mattia in Congo, erano con me. Ho sempre portato in giro in macchina i miei figli, dappertutto. Ero io che li andavo a prendere a scuola (e a turno con mio marito li accompagnavo anche), che li portavo e li riprendevo dagli amici, che li accompagnavo a fare sport e ad altre attività. Abbiamo trascorso un numero infinito di ore guidando in posti diversi, nelle situazioni più disparate, in diverse culture di traffico. La macchina per noi non era solo un mezzo per muoverci da un punto all’altro, ma un posto per chiacchierare, ridere, piangere, ascoltare musica, analizzare la vita, litigare (ovviamente) e sentirci vicini, mentre scoprivamo strade, persone, abitudini, atteggiamenti. Era un mezzo per lanciarci in nuove avventure, e per metterci alla prova quando succedeva qualcosa di nuovo sulla strada – come quando ci hanno tamponato dietro a Tegucigalpa, o quando la macchina surriscaldava e usciva fumo dal motore, ed eravamo nel mezzo del nulla, in un nuovo posto e in una nuova lingua.

Sulle strade del Nicaragua
Sulle strade del Nicaragua

Insieme abbiamo familiarizzato con i suoni delle città, con le attività ai semafori, con il flusso del traffico nei vari momenti del giorno. Siamo diventati amici del ragazzo dello sportello auto del McDonald di Tegucigalpa, e dell’uomo che vendeva le mentine a Lima. Attraverso i finestrini osservavamo le potenti onde del fiume Congo, e l’umanità colorata che si muoveva lungo le sue rive; ammiravamo Tegucigalpa dalle alture del Hatillo, tutta piena di luci quando scendeva la notte; guardavamo l’incredibile parafernalia venduta ai semafori di Lima; e la dolorosa bellezza di Gerusalemme, e tutta l’ingiustizia che scorreva sotto ai nostri occhi…

In questi giorni, quando guido la mia macchina a Jakarta, imparo tantissimo del posto e della gente, ma capisco anche quanto mi mancano i miei compagni di avventura. Provo con tutta me stessa a trovare un nuovo senso in questa esperienza, ma non posso evitare di tornare a quei bei momenti, e provare un senso di vuoto. Come sapete, il nido vuoto non mi ha molto toccata. Va tutto bene. Ma la vita che abbiamo percorso insieme è stata troppo piena di momenti felici e avventurosi, e penso che avrò questi attacchi di malinconia per sempre, ora che sono tornata a funzionare da sola a tempo pieno. E tornerò sempre a tormentarvi quando mi acchiappano 😀

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Eleonora Gambon ha detto:

    Bè ci mancherebbe che dopo tanti anni insieme praticamente al 100% tu non abbia di questi attacchi…Anzi, grazie per condividerli, mi fanno apprezzare ancora di più quello che sto vivendo con i miei nani…

    1. claudialandini ha detto:

      Sì, ma è pazzesco come siano certe specifiche situazioni che mi risvegliano la malinconia…devo dire che quando son fuori dalla macchina non ce l’ho mai :-))))

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