My latest project

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Did you know that besides being called “the woman of contacts”, I am named “the woman of projects”? This is why I cannot live without listening to the multitude of ideas that spring to my mind constantly, and from time to time I take one and turn it into a real project. That is to say, I build something around the idea and actually show it others and invite them to be involved.

In March I participated in the FIGT conference in Amsterdam, and it was absolutely great. The keynote speech of the conference was delivered by Christopher O’Shaughnessy, and it was absolutely  touching and enthusing. Chris talked about how our world is at lack of empathy and hope. And of how we, as expats, are in the perfect position to understand empathy, nourish it in ourselves, and spread it around. When increasing empathy in our world, we also raise hope.

FIGT11These are very simple concepts, but I realized we mainly live our lives as expats concentrated on other stuff: the moves, how to integrate, how to build our lives and social circles in new countries, how to make our children happy, and how to navigate professionally in the agitated sea of mobile life. It’s all good,  but we rarely stop and think of what really this exposure to diversity and change provides us with.

My long-time friend and colleague Cristina was also at the conference, and in the days that followed, we talked a lot about all that had happened there. She was particularly touched by Chris’ speech, and needed to elaborate. She wrote a beautiful article about her feelings, which we published in Expatclic, and which was very well received (and read a lot).

Then it all felt suddenly calm. We had discussed, she had written, and now what? I am a practical person. I strongly believe in finding concrete ways to channel our ideas, positions and feelings in our lives. So I suggested to Cristina that we take it a bit further and we try to involve more people in this reflections, and who knows, find interesting and creative ways to increase empathy and hope in our little communities.

The creative process, which I so much love, had started. Despite being both very busy 🙂 , Cristina and I took time to shape to the idea. For me this is the most thrilling step of the creation (though I always face it with a certain amount of fear): when you have ideas but absolutely no clue whether they make sense to others, and so you wonder whether it is really worth the while to spend time to elaborate them, and to shape them into something that can be communicated.

In the end, though, what mattered was that the project made sense to us, that we felt it like something important, strong and meaningful. And so it was born. At this point you must rush and see it: What Expats Can Do.

Some have hinted that we are naive, proselytizing, utopian and unrealistic, but others told us we have created something great, useful, meaningful and important. I guess everyone reads what his eyes bring him to read, and everyone understands what he’s shaped to understand. To us, it is all very clear and feasible. And FIGT has accepted our proposal to present the project at their next conference, which for us is proof enough that we have actually created something great!

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Sapevate che oltre ad essere “la donna dei contatti”, io sono anche “la donna dei progetti”? E questo perchè non riesco a vivere senza ascoltare le mille idee che mi vengono continuamente in testa, e di tanto in tanto ne prendo una e la trasformo in un vero progetto. Ovvero, costruisco qualcosa di pratico intorno all’idea, che posso mostrare agli altri, e dove li posso coinvolgere.

all rights reserved © Cristina Baldan - images cannot be copied, downloaded, or used in any way without the express, written permission of the photographer.
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A marzo ho partecipato alla conferenza della FIGT, ed è stato fantastico. Il discorso di apertura della conferenza è stato dato da Christopher O’Shaughnessy, un discorso veramente toccante ed entusiasmante. Chris ha parlato di come il nostro mondo stia pericolosamente perdendo empatia e speranza. E di come noi, da expat, siamo nella posizione perfetta per comprendere l’empatia, nutrirla dentro di noi, e spargerla al di fuori. Aumentando l’empatia nel mondo, accresciamo anche la speranza.

Sono concetti molto semplici, ma mi hanno fatto riflettere su come nelle nostre vite da espatriati di solito ci concentriamo su altre cose: il trasloco, come integrarci, come costruire le nostre vite e i nostri circoli sociali in nuovi paesi, come rendere felici i nostri figli, e come navigare professionalmente le acque agitate della vita mobile. Raramente ci fermiamo a pensare davvero cosa ci porta questa continua esposizione alla diversità e al cambiamento.

La mia amica di lungo corso e collega Cristina era con me, e nei giorni successivi abbiamo parlato tanto di tutto quello che avevamo vissuto alla conferenza. Lei è rimasta particolarmente toccata dal discorso di Chris, e aveva bisogno di elaborare. Ha scritto un bellissimo articolo sui suoi sentimenti, che abbiamo pubblicato su Expatclic, e che è stato ricevuto con grandi applausi (e letto tantissimo).

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all rights reserved © Cristina Baldan

Poi all’improvviso tutto si è calmato. Avevamo discusso, scritto, e adesso? Io sono una persona pratica. Credo fermamente nel trovare modi concreti per incanalare idee, posizioni e sentimenti nelle nostre vite. Ho proposto a Cristina di andare un po’ più in là e di tentare di coinvolgere più persone in queste riflessioni, e chissà, trovare modi creativi e interessanti per aumentare l’empatia nelle nostre piccole comunità.

Il processo creativo, che io adoro, era cominciato. Sia io che Cristina siamo mooooolto occupate :-), ma abbiamo trovato un po’ di tempo per dar forma all’idea. Per me questa è la fase più eccitante della creazione (anche se la affronto sempre con non pochi timori): quando sei piena di spunti, ma non hai la più pallida idea se abbiano senso anche per gli altri, e ti chiedi quindi se davvero vale la pena investire tutto quel tempo per elaborarli e plasmarli in qualcosa che può essere comunicato.

Alla fine, però, quello che importava era che il progetto avesse un senso per noi, che lo sentissimo come qualcosa di impellente, forte e significativo. E dunque è nato. A questo punto dovete precipitarvi a vederlo:  What Expats Can Do.

Alcuni ci hanno fatto capire che siamo visionarie, facciamo proselitismo, siamo utopistiche e irrealiste. Altri però ci hanno detto che abbiamo creato qualcosa di grande, utile, significativo e importante. Presumo che ognuno legga le cose attraverso le sue lenti, e ognuno capisca quello che è portato a capire. Per noi è tutto chiaro e fattibile. E la FIGT ha accettato la nostra proposta di presentare il progetto alla prossima conferenza, e questo per noi è abbastanza per capire che abbiamo davvero creato qualcosa di valore!

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