Jakarta, dobbiamo parlare

Continua il mio tormentato rapporto con la città che mi ospita.

Ho avuto alti e bassi nel mio rapporto con Jakarta. Dico sempre che sono felice ovunque mi mettono, ed è vero perchè amo i miei progetti e ho la fortuna di avere degli amici meravigliosi nella mia vita, a cui mi sento vicina sempre, anche a distanza. E farmi nuovi amici nei vari posti dove mi trovo a vivere non è mai stato un problema, anche se a Jakarta il processo si è rivelato più lento e leggermente più difficile che in altri paesi (sicuramente non ha aiutato il fatto che qui non ho più la scuola dei figli come canale per conoscere gente).

jakartaE tuttavia mai nella mia lunga storia d’espatrio ho avuto un contatto così complesso con il posto dove vivo. Da quando sono arrivata a Jakarta, ho sentito questa patina di difficoltà che ricopriva la mia vita quotidiana. Il traffico, la guida al contrario, una lingua che non domino, l’inquinamento, marciapiedi inesistenti o danneggiati che rendono impossibile camminare (e per me scoprire un posto a piedi è sempre stato fondamentale), più la solita pletora (comune a ogni paese al mondo) di codici e regole da imparare prima di sentirsi a proprio agio nel muoversi. Da subito mi ha pesato come un po’ troppo. Mi ricordo dei primi giorni in cui vivevo qui, quando mi avventuravo a piedi, come mi sembrava duro attraversare queste strade tentando di non respirare per non inalare tutto questo gas che riempie l’aria. Ogni volta che rientravo, provavo un enorme senso di sollievo, e dovevo forzarmi a uscire di nuovo.

Con il passare dei mesi, cominciavo a distinguere i quartieri di Jakarta, e a rendermi conto di cosa voleva dire muoversi. Mi sono anche imposta di imparare a guidare al contrario e di montare in macchina, cosa che all’epoca mi era sembrata un enorme passo avanti. Dopo un po’, però, ho capito che guidare la mia macchina non è una soluzione sul lungo termine. Perchè il punto è: guidare ma per andare dove?

In due anni, Jakarta non è riuscita a farmi sentire il brivido della scoperta, la gioia di legarmi a un posto straniero, la voglia di tornare in un quartiere o posto perchè mi ha conquistata, come mi è successo in passato ad esempio con Barranco, a Lima, o con la Città Vecchia a Gerusalemme. Qui a Jakarta ho l’impressione che ovunque io vada, vedo solo il metallo delle macchine e delle moto, il cemento dei flyover, il vetro dei grattacieli. I pochi carrettini che trasportano ogni sorta di cose, e che sono assolutamente stupendi, per me sono la prova vivente di come questa cultura è stata e sarà definitivamente schiacciata.

dscn8626Mi dispiace così tanto di vivere tutta l’esperienza a Jakarta all’interno perchè non trovo nessun posto entusiasmante all’esterno. Amo la mia casa, la mia Ani, i miei amici, amo gli indonesiani coi loro sorrisi, il loro senso dello humor, l’incredibile forza del loro benvenuto. Amo scoprire i bellissimi luoghi fuori Jakarta. Ma mi riesce difficile relazionarmi al passato o al presente di questa città.

Potrebbe esserci qualcosa che ancora non riesco a mettere a fuoco, o a esprimere propriamente. O potrei solo aver bisogno di andarmene per un po’. Il terzo attacco di dengue che ho avuto a fine settembre è stato duro da digerire, sia fisicamente che psicologicamente. Forse dopo un bel break in Italia, tornerò con occhi riposati, e riuscirò a cogliere la sintonia che me per è sempre stata essenziale nel relazionarmi al posto dove mi trovo a vivere un pezzetto di vita.

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Susanne Drake ha detto:

    Hello Claudia, a very moving and reflective text of yours… I felt very close to you. I’d like to tell you not to give up because these moments in Jakarta are moments of your own, irreplaceable life and as such should be treasured even if it is a different experience this time as in other places you bravely conquered. Maybe Jakarta will give you something you never thought you would need in the first place but will become valuable in time. Maybe being more inside than outside prepares you for something different. I wish you much luck and strength for the remaining time in this country. And I definitely hope that the darned Dengue will not come back! Give my regards to Giorgio!!! Love, Susanne

    1. claudialandini ha detto:

      Thanks so much Susanne. You are right, something will definitely come out of all this 🙂 Lots of love to you!

  2. Eleonora Gambon ha detto:

    O forse magari hai trovato un posto che non è per te, anche se dopo tanti anni da expat ti può sembrare strano, forse mettere semplicemente un punto e dire “ok, Jakarta non è la mia città” ti può aprire nuove porte di dialogo…
    Comunque di sicuro quando non si sta bene con la salute, tutto il resto diventa difficilissimo da gestire!

    1. claudialandini ha detto:

      Può essere Eleonora, ma non è molto da me non riuscire a trovare neanche un aggancio, una scorciatoia…mi conosco, faccio lo stesso con le persone: trovo sempre almeno UNA ragione che mi carica nei loro confronti. Mah…

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