Conservare o buttare?

Conservare o buttare? Questo è il problema.

E’ passato un anno da quando abbiamo messo mia madre in casa di cura. Le nostre vite sono migliorate molto. Adesso mio fratello dorme tranquillo di notte, perchè sa che se le succede qualcosa, verrà subito assistita. Non deve precipitarsi continuamente a casa sua a risolvere problemi che la badante non è in grado di affrontare. Io mi sento più rilassata sapendo che mia mamma è ben curata, e che la mia famiglia non è più coinvolta nella stressante ricerca di come organizzare una vita intorno al fatto che negli ultimi anni è diventato un’amara realtà: mia madre non è più autosufficiente.

Non voglio indugiare sull’angoscia insita nel dirle che si trova in casa di cura solo temporaneamente, fino a quando riuscirà a usare di nuovo le gambe, e a prendersi cura di se stessa almeno nelle cose basiche. Sappiamo tutti che questo non accadrà mai, e che non rivedrà mai più la sua casa.

Non la rivedrà mai più anche perchè la stiamo vendendo. La retta della casa di cura è alta, e abbiamo bisogno di soldi per coprirla. Lo scorso giugno ho dovuto svuotare l’appartamento dove aveva passato gli ultimi trent’anni della sua vita, quello dove aveva vissuto l’ultimo periodo con mia sorella. Il posto dove avevamo avuto infinite cene di famiglia, e festeggiato tanti compleanni e Natali.

Ero terrorizzata all’idea di mettere l’appartamento di mia madre in mano a degli estranei che vagliavano le sue cose, e decidevano cosa andava tenuto e rivenduto, e cosa doveva esser buttato. Naturalmente avevo già fatto una cernita, e deciso di tenere i miei ricordi più cari, le foto di famiglia, e altri oggetti della mia infanzia. Ma non si può tenere tutto.

Credo di aver provato raramente un’esperienza così violenta come lo svuotare l’appartamento di mia madre. Ho cercato di consolarmi con l’idea che era meglio così per tutti; che anche lei aveva buttato via delle cose mie quand’ero piccola, senza consultarmi; che in fondo andava incontro a una vita diversa e magari migliore nela casa di cura. Ma niente è riuscito a scuotermi di dosso la sensazione di violazione durante tutto il processo.

Che è stato, per fortuna, abbastanza veloce. In poche ore, l’unica cosa che rimaneva nel’appartamento era il pianoforte di mia madre, che un caro amico ha deciso di comprare. L’ultima cosa che ho visto sul balcone quando stavamo pulendo il caos lasciato dagli addetti allo svuotamento è stata questa:

da-tenere

Mi è venuto un sapore amaro in bocca, e ho fatto una foto perchè sapevo che sarebbe arrivato il giorno in cui sarei riuscita a parlare di tutto ciò.

Qualche giorno fa mio fratello mi ha mandato un messaggio chiedendomi se avevo tenuto qualche spartito della mamma: sembra che l’ultima volta che la mia sorella adottiva è andata a trovarla, abbiano messo la mamma davanti al pianoforte e che lei abbia suonato un pochino, e chiesto la sua musica.

Mi è tornato di nuovo tutto indietro. La violenza della decisione di cosa tenere e cosa buttare, il fatto che noi sappiamo e lei no, l’averla privata della sua storia.

Ma poi ho ragionato: c’è un’altra storia che le abbiamo dato. E’ la storia dell’ultima fase della sua vita, durante la quale i suoi figli hanno attraversato un sacco di momenti duri; hanno sofferto, discusso, litigato, si sono preoccupati, si sono sentiti vicini, lontani, ma alla fine si sono uniti per decidere per lei, che non può più decidere. La storia di una famiglia che ha già vissuto tante perdite, e che qualsiasi cosa abbia fatto, l’ha fatta sempre con tanto amore.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Flavia ha detto:

    Cara Claudia,
    lavoro in una casa di riposo da ormai due anni, qui in Australia, e le tue parole sono quelle di tutti i parenti dei nostri residenti. Ho dovuto buttare quella tovaglia, quella poltrona, quel quadro, mamma ( o papà) cosa direbbe se lo sapesse? capisco la tua angoscia, credimi, dal profondo del cuore. E’ dura, è straziante mettere le mani in mezzo ai ricordi.
    Permettimi di dirti che hai fatto la cosa migliore, per tua madre. Non solo perchè ora sarà adeguatamente assistita, ma anche perchè piano piano familiarizzerà con l’ambiente, con lo staff, con gli altri ospiti e si sentirà a casa, esattamente come quando viveva da sola.
    Un abbraccio
    Flavia

    1. claudialandini ha detto:

      Ti ringrazio di cuore Flavia. E’ così difficile fare scelte per gli altri. Lo facciamo con i nostri figli, ma non siamo abituati a farlo con i nostri genitori, è un po’ innaturale, è una cosa su cui lavorare. In ogni caso, sì, sono convinta che sia stata la scelta giusta, per lei e per noi. Grazie ancora

  2. Eleonora Gambon ha detto:

    Ok, mi hai fatto piangere…
    Noi abbiamo mia nonna in casa di riposo, prima di mettercela mia zia ha provato di tutto, ha abitato con lei, insieme alle badanti, ma dopo un po’ ci si deve rassegnare perché alzare di peso una persona anziana, lavarla, medicarla, non è una cosa che possono fare tutti.

    PS: hai una sorella adottiva?!?! WOW! Ho sempre pensato che prima o poi avrei adottato un bimbo, lo trovo un gesto bellissimo.

    1. claudialandini ha detto:

      Grazie Eleonora,
      Patrizia non è proprio una sorella adottiva nel senso che non ha preso il nostro cognome e non è entrata nella responsabilità della nostra famiglia. A me piace chiamarla così perchè quando avevo tredici anni è entrata a far parte delle nostre vite. Viveva in un collegio, e stava sempre da noi quando il collegio chiudeva, durante le vacanze, etc.

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