28 anni d’espatrio

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In questi giorni ho compiuto 28 anni d’espatrio. Una riflessione s’impone 🙂

Non ricordo se era il dieci luglio, o forse un po’ dopo, quando sono salita su un aereo della Sudan Airways che mi ha portata a Khartoum, dove sono cominciate le mie avventure nel mondo.

In realtà un assaggio d’espatrio l’avevo avuto ancora prima, quando nel 1986 mi ero trasferita a vivere a Londra per un anno. Un’esperienza piena e arricchente, che mi aveva sicuramente posta di fronte a cosa vuol dire misurarsi con una cultura diversa, e insegnato a cavarmela in un’altra lingua, un altro clima, etc. etc. Non considero però quello l’inizio del mio espatrio, perchè il mio soggiorno a Londra aveva una data di ritorno: mi ci ero trasferita per affinare il mio inglese, con l’intento di tornare a lavorare in Italia.

khartoum
A Khartoum

Arrivare in Sudan, invece, marcava l’inizio di un progetto a due, che quindi non era più necessariamente solo un’esperienza, forse ripetibile, forse no, di vita all’estero, ma un vero e proprio stile di vita, la traduzione di valori forti che si esprimevano nel lavoro che io e mio marito facevamo sul campo, e nel testimoniare tutto quello che vedevamo con i nostri occhi e che i miei coetanei in patria non immaginavano neanche lontanamente.

28 mi piace. A 28 anni mi sono sposata e ho avuto il mio primo figlio. 28 vuol dire che ho vissuto più tempo all’estero che in Italia.  E’ un numero tondo, pieno e senza spigoli. Soprattutto sono 28 lunghi anni di esperienze, di volti nuovi, di lingue imparate, di partenze e di arrivi, di momenti di tensione politica, di rischio, di crescere i miei figli tra mille sfide. Anni marcati dalla presenza di un cane honduregno, una gatta palestinese, amiche e amici meravigliosi che continuando, come me, a spostarsi nel mondo, arricchiscono la mia vita di nuovi luoghi, emozioni e racconti. Mesi su mesi spesi ad aiutare donne espatriate nel mondo, a cercare un modo sempre migliore per mettere la mia vita al servizio di altre vite. Anni di malattie e malanni dei più disparati. Questi 28 anni hanno costruito un puzzle di centinaia di pezzi coloratissimi, a cui chissà quanti altri potrò aggiungerne ancora.

espatrio

Voglio festeggiare questa data con un pezzo che avevo scritto per un progetto sulle migrazioni al quale avevo partecipato. L’ho già condiviso con alcuni di voi, quindi scusate la ripetizione:

Il motivo per cui sono partita dall’Italia, 25 anni fa, è l’amore. Mi ero innamorata (lo sono tutt’ora) di un uomo che mi aveva preceduta nel cercare il suo cammino in una realtà più vasta, a contatto con problemi di ordine diverso, incontrando brutture e bellezze in egual misura. Sono partita perché lui viveva e lavorava in Africa e il suo progetto di vita non prevedeva un rientro permanente in Italia. Volevo stare con lui e costruire una famiglia, e non mi è costato rinunciare a una vita e una carriera in Italia. L’ho fatto senza incertezze perché sapevo che andavo incontro a qualcosa che mi avrebbe arricchita. Credo che dentro ognuno di noi esista una mappa predefinita, che ci guida nelle nostre scelte e ci spinge a rifiutare o accettare le opportunità che la vita ci presenta. Fortunato chi è aperto e ricettivo, e coglie queste opportunità. Non penso esista modo migliore di vivere la vita che portare a galla la propria mappa interna e lasciare che ci guidi.
Quando sono partita da Milano, un lontanissimo giorno di luglio in cui in Sudan stavano raccogliendo i cocci di un violento colpo di stato, non sapevo cosa mi aspettava. Avevo salutato i miei amici e la mia famiglia con un misto di eccitazione e di tristezza – mi costava lasciarli. Non partivo perché non stavo bene in Italia, dove in realtà ero felicemente realizzata sul lavoro e circondata da affetti di lunga data, e profondi. Partivo perché volevo stare con l’uomo che amavo e conoscere la vita che tanto lo aveva catturato e affascinato. Mi sono bastati tre giorni in Sudan per capire che lì era dove la mia mappa interna mi guidava. “Lì” era un paese diverso dal mio, una sfida continua, un aprirsi della mente, del sentire, una crescita costante. Quel “lì” è diventato il motivo per cui ho continuato a partire, ogni volta che la fine di un contratto ci riportava in Italia. La ricerca di una vita più ricca, più interessante, sempre in contatto con il nuovo. Una scoperta continua, densa e avvolgente. Un’avventura che si rinnova ogni volta che lascio un pezzo di cuore in un paese, e apro la porta su quello successivo.

Che quel “lì” rimanga qui, dentro di me, per sempre.

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