Di partenze, salute, e decisioni a Jakarta

Avevo già spiegato qui perchè per me stare a Jakarta è molto rischioso, e quanto sia difficile prendere decisioni in queste condizioni. Questo è un aggiornamento.

uk-flagAlcuni di voi sanno che ho preso la solenne decisione di lasciare l’Indonesia a maggio. Le ragioni sono varie. Prima di tutto la mia salute. Vivere a Jakarta con una piastrinopenia e a rischio della quarta dengue è molto rischioso, i medici mi hanno più volte ripetuto che non dovrei farlo. Sono anche stanca di vivere così lontano dall’Europa. Mia madre è vecchia, malata, vorrei esserle un po’ più vicina finchè resta in vita. Mi piacerebbe anche essere più vicina ai miei figli, o almeno sul loro stesso fuso orario. E anche se Jakarta mi ha dato un sacco di tempo per sviluppare appieno i miei progetti professionali, mi piacerebbe trovarmi in un posto un po’ più stimolante per il mio campo di lavoro.

Per finire, abbiamo questa splendida casa in Toscana, il posto che più amo al mondo, che ci godiamo solo tre, massimo quattro settimane all’anno, e questa è una cosa che non smette di tormentarmi. Il privilegio di avere un luogo simile e non poter usarlo. Ho quindi deciso di trascorrerci almeno tre o quattro mesi, l’anno prossimo, e per poterlo fare devo lasciare Jakarta prima del tempo per poter avere una lunga estate.

Fin qui tutto ok. Quando ho preso e condiviso la decisione, però, mi è successa una cosa strana. Ho sentito all’improvviso un pizzico di rimpianto. Mi sono resa conto che il tempo che mi resta in Indonesia è poco. Posso cominciare a contare i miei “ultimi“. E con loro, tutte le cose che davvero amo della mia vita qui. Tra le altre, il fatto di vivere costantemente esposta a una cultura complessa e affascinante, cosa per me essenziale. Sono anche stanca di dire addio. Dovrei averci fatto il callo ormai, e invece no. Ogni addio rende un po’ più profonda la ferita del condividere un pezzo di vita con luoghi e persone che diventeranno definitivamente parte del passato.

Mentre rimuginavo su tutto questo, ecco che arriva un altro bel problema di salute. La mia spalla sinistra è ora in perfette condizioni, dopo l’artroscopia di due anni fa, ma un dolore nella spalla destra che mi tormentava in sordina già da un po’, è esploso prepotentemente. A settembre sono passata a Singapore tornando a Jakarta, e ho fatto i controlli. Un becco è cresciuto su un osso dell’articolazione, e ogni volta che faccio dei movimenti specifici, pizzica dolorosamente. Un’altra artroscopia sarebbe la soluzione definitiva, ma non posso farla perchè ho le piastrine troppo basse. Il dottore mi ha suggerito di provare con un po’ di fisioterapia.

Quindi rientrata a Jakarta ho cominciato, e dopo tre sessioni il dolore era talmente peggiorato, che la spalla mi si è congelata. Ho smesso immediatamente la fisioterapia e mi sono sentita persa. Un sentimento che provo da quando sono arrivati i primi problemi di salute qui a Jakarta. Il mio dottore mi dice che l’operazione è fuori questione. Potremmo provare con qualche iniezione di steroidi, per ridurre il dolore. Ma le iniezioni di steroidi sono sicure? Uno mi dice sì, un altro no. Uno mi dice di provare l’agopuntura, il mio dottore dice assolutamente no, c’è il rischio d’infezioni. Forse la fisioterapia è stata troppo forte? La fisioterapista mi ha dato esercizi troppo tosti? Posso nuotare? Meglio di no? Uso il ghiaccio o il calore? Mi piace la sensazione del calore sulla spalla, ma molti mi ripetono di usare il ghiaccio regolarmente per calmare il dolore.

La morale è che avrei bisogno di qualcuno in cui ho fiducia qui a Jakarta, qualcuno a cui mostrare i risultati della mia RM, a cui spiegare la situazione, e nelle cui indicazioni sento di poter credere. Purtroppo qui non c’è nessuno. Mi è tornata tutta la frustrazione provata in questi anni. Vivo in un posto dove sono costantemente a rischio, con una spalla che m’impedisce di fare i movimenti basici per sentirmi viva (come alzare una valigia 🙂 ) e dove non c’è una sola anima a cui posso rivolgermi per un consiglio o per un supporto medico in cui posso aver fiducia.

Quando ero giovane facevo cose che oggi sarebbero impensabili. Ho trascorso la mia prima gravidanza in un posto dove non c’erano ospedali. Ho letteralmente rischiato la vita più volte nel mezzo del nulla. Oggi non posso più farlo. Le cose cambiano, non sono più la stessa di vent’anni fa. E’ triste (in parte 🙂 ) ma è così, e devo accettarlo.

E infatti l’ho accettato. Perchè lasciare Jakarta non vuol dire smettere con l’espatrio. Vuol dire semplicemente che andrò a vivere in un posto dove la mia salute non è a rischio, e dove ho accesso a cure mediche decenti. E la Toscana mi sembra un ottimo punto di partenza mentre aspetto che arrivi una nuova destinazione 😀

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Carla ha detto:

    ciao carissima, ti sono vicina. Dopo 18 anni sono rientrata a casa anche io costretta.. e mi sto godendo la mamma anziana e i nipotini che crescono e che mi adorano. Era una delle mie grandi pene sentire la lontananza dalla famiglia nei momenti topici. E poi avere sempre a portata di mano quello che ti serve, il cibo conosciuto, le chiacchiere tra amici di infanzia. Ogni tanto sento la nostalgia di quello che ho lasciato, e così passo il tempo a preparare la ripartenza, ma è divertente e facile da gestire. Goditi il rientro per un po’ e riprenditi. un abbraccio grande

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