Hai per caso un contatto a…?

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Premetto che non voglio scoraggiare nessuno dal continuare a chiedermi contatti in giro per il mondo. Ci sono però un paio di cose che vorrei condividere con voi.

Ovvero: cosa c’è dietro al fornire contatti e cosa mette in moto la richiesta di contattare qualcuno.

Molti sanno che amo definirmi “la donna dei progetti” e “la donna dei contatti”, perchè nella mia vita c’è abbondanza di entrambi. Oggi vorrei condividere qualche riflessione sul discorso dei contatti: dell’averli, chiederli e fornirli.

Sono in giro per il mondo da 28 anni e da tredici gestisco una rete internazionale di donne espatriate in tutto il globo. Mio marito fa un lavoro bellissimo che lo porta a conoscere centinaia di persone in maniera molto immediata, e i miei figli, degna prole di due genitori amanti dell’umanità, hanno al loro attivo una rete di amicizie veramente degna di nota.

Non c’è quindi da stupirsi se le persone che mi conoscono (e anche quelle che non mi conoscono) ricorrono a me quando hanno bisogno di avere informazioni aggiornate su un qualsiasi luogo del mondo. Informazioni che nella maggior parte dei casi solo un contatto in loco può dare.

Io sono molto fortunata, ma anche molto appassionata, perchè la mia rete è costituita da persone davvero eccezionali e soprattutto di ampissimo respiro. Credo che siano davvero pochi i paesi in cui non ho almeno un contatto, e oltre alla varietà linguistica e professionale, conto anche una forbice d’età molto ampia, posso mettervi in contatto con adolescenti e nonnetti quasi in egual misura.

Tra la mia rete personale e quella legata ad Expatclic e al mio lavoro online, le richieste di contatti fioccano abbondanti, fantasiose e frequenti. E purtroppo altrettanto frequente è una situazione che non riesco più ad ignorare, e che fa sì che adesso, ogni volta che ricevo un messaggio che comincia con “Hai per caso un contatto a…“, prima ancora di provare la gioia del poter aiutare qualcuno, quello che suona dentro è il mio campanello d’allarme.

Eh sì, perchè purtroppo molto, troppo spesso, capita che io fornisco il contatto, e la persona che lo riceve non ne fa nulla. Per svariate ragioni: magari perchè nel frattempo si è verificato qualcosa che fa sì che non abbia più bisogno di quelle informazioni, o perchè ha trovato qualcun’altro che gliele ha fornite. E quella persona spesso non pensa a cosa sta dietro a una semplice richiesta di contatto. Semplicemente lo archivia senza darci troppo peso e a volte, purtroppo (soprattutto se si tratta di persone che mi hanno trovato online) senza nemmeno ringraziare.

In realtà dietro a questo dispensare contatti esiste una rete che io ho creato con pazienza, tempo, energia e tanta passione, e che si basa sulla fiducia e sulla stima reciproca. Non vi tedierò raccontandovi quanto impegnativo è mantenere la propria rete sempre salda e partecipativa perchè in fondo questa è una mia scelta: non saprei come vivere diversamente. Vi spiego invece cosa succede nella pratica ogni volta che mi arriva una richiesta di contatto, e soprattutto quando chi riceve il contatto non dà seguito alla cosa.

Innanzitutto io uso il mio tempo per far mente locale su chi conosco in un determinato posto: vaglio nella memoria non solo quanti contatti ho, ma anche quali sono i più adatti ad aiutare la persona che me li chiede. Dopodichè scrivo al contatto per sapere se è disponibile ad aiutare e orientare la persona con cui lo voglio connettere. Quasi sempre la risposta è positiva, e dunque faccio da ponte tra le due persone, magari con una mail indirizzata a entrambe, oppure fornendo l’indirizzo mail del contatto alla persona che me l’ha chiesto.

Ovviamente non si tratta di lavorare otto ore in miniera, ma se sommiamo questo piccolo incarico alla quantità delle cose che ho sempre da fare nella mia giornata, capite che anche se piccolo, questo rappresenta per me un impegno. E comunque il problema non è neanche qui: da sempre lo faccio molto volentieri, per le ragioni che ho già spiegato sopra.

Quando però la persona che riceve il contatto non lo usa, sparisce, non dà seguito, non si manifesta, può capitare (e spesso capita) che il contatto che io avevo allertato entri un po’ in confusione, oppure si senta deluso all’idea di non poter dare una mano, come io avevo prospettato. E che a volte mi contatti chiedendomi cos’è successo. Dicendomi che non ha più sentito la persona che aveva bisogno di sapere questo e quello, e che vuole accertarsi di non aver perso una mail, un messaggio o quant’altro.

Quindi io riprendo in mano la tastiera e scrivo alla persona, chiedendo come mai non si è ancora manifestata, per accertarmi che nessun messaggio sia stato ingoiato dalla rete, o che non ci siano problemi di altro tipo. Ed è lì che spesso mi arrivano risposte tipo “scusa, nel frattempo un’amica mi ha dato un altro contatto” oppure “ah no, guarda, non partiamo più”.

So che il nostro mondo è frenetico e complicato, e che spesso non si è necessariamente in condizione di “chiudere” tutti i contatti, scrivendo, informando e allertando. Internet ha reso tutto molto più immediato e facilmente digeribile e scartabile, e la prassi di avvisare sempre tutti di ogni cambiamento di rotta può risultare faticosa. Purtroppo però, quantomeno per quanto mi riguarda e per quanto riguarda la solidità della mia rete, è l’unica via per non creare sfiducia e non togliere slancio alle persone che si offrono sempre generosamente di aiutare.

Ogni volta che una persona che riceve un contatto non ne fa uso, non si manifesta, e non attraversa il ponte che io getto, intacca sensibilmente il meccanismo a cui io mi dedico con passione e dedizione da quando ho cominciato a costruire la mia rete di rapporti.  Basterebbe davvero pochissimo per evitare che questo succeda.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. trentazero ha detto:

    A me succede molto spesso, mi scrivono di continuo per poi sparire. Non so, ricordo come ero smarrita io e forse fa parte del processo…

    Mi spiace non sempre ci si renda conto del tuo impegno ma sei molto gentile a fermarti per far mente locale.

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