Buona Festa del Lavoro

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Oggi lascio l’Indonesia, ma non è questo l’evento importante 🙂

In molti paesi al mondo oggi si celebra la Festa deL lavoro. Ho pensato di scegliere questo giorno per condividere alcune riflessioni.
La splendida foto principale è di Lorenzo Moscia

Qualche giorno fa la mia adorata pembantu Ani mi si è avvicinata timidamente. Teneva tra le mani una cartelletta di plastica che ha visto giorni migliori, e che conteneva una serie di lettere di raccomandazioni. Me le ha mostrate con orgoglio e mi ha chiesto se potevo scrivergliene una, adesso che parto, da aggiungere al suo dossier. Mi si è stretto il cuore e non ho potuto fare a meno di comparare la sua situazione con la mia.

Ani non ha un profilo Linkedin, un cv telematico, un sito web e un blog. Tutta la sua storia lavorativa è concentrata in quei pochi fogli consunti (che mi sono affrettata a scannerizzarle e metterle su una chiavetta), e quando un datore di lavoro se ne va, non le resta che sperare che questo le trovi un lavoro, o che sia sufficientemente motivato da far partire il passa parola su siti e mailing list dedicati agli espatriati, e che qualcuno s’interessi a lei e la chiami.

Photo credit Lorenzo Moscia

Soprattutto però, la grande differenza tra lei e me sta nel fatto che mentre io posso anche permettermi di non lavorare e non muoio di fame, se lei non lavora non campa. Come tantissime donne al mondo, è lei la “breadwinner” in famiglia – suo marito ha perso il lavoro mesi fa e non ne ha più trovato un altro.

L’altra metà del mondo non può permettersi di non lavorare. Per portare a casa la pagnotta si deve spesso adattare a lavori schifosi, sottopagati e in situazioni che il moderno mondo del lavoro nel quale ci muoviamo noi aborrirebbe. Qualche tempo fa ho visitato il mercato dei fiori a Jakarta, e ho scoperto che alcune delle decorazioni florali che vengono preparate per i matrimoni o altre ricorrenze, hanno bisogno di molto ghiaccio per essere conservate. Dentro al mercato c’è uno stanzino con una donna che produce e vende ghiaccio a questo scopo. Passa le sue giornate spezzando un blocco di ghiaccio, ne mette i pezzi in una macchina che lo tritura e poi lo raccoglie in grandi sacchi che vengono messi in vendita. Per ore sta in quello stanzino ghiacciato chinata sui blocchi di ghiaccio e a raccogliere il ghiaccio tritato. Ha una mano nuda e l’altra coperta da un guanto di lana, inzuppato.

Oppure, l’altra sera stavo guardando Human, un film che tutti dovrebbero vedere e riguardare più volte per tener sempre presenti alcune cose. Nel primo volume c’è una parte sul lavoro nel mondo. Tra le intervistate, una donna cinese racconta che il suo lavoro consiste nel trovare bottiglie di plastica in discarica, e guardarci dentro per controllare se sono pulite al loro interno e quindi riutilizzabili. DODICI ore filate a guardare dentro a bottiglie di plastica in una discarica.

Del resto intorno alla spazzatura c’è tutto un mondo che molti neanche s’immaginano.

Questa foto l’ho scattata vicino a casa mia a Jakarta. La madre del piccolo che sta dormendo su un pezzo di cartone ha come lavoro quello di frugare tra la spazzatura e trovare materiali riciclabili, che poi rivende al “signore della spazzatura” come ho spiegato qui.

Non voglio essere paternalista nè buonista nè altro. Penso però che forse un modo per onorare la Festa del Lavoro potrebbe essere il fermarsi a pensare alla grande differenza che spacca la popolazione attiva. Alla fine è tutto lì: chi può permettersi di non lavorare e chi no. E se il lavoro è un diritto per tutti, che dobbiamo rispettare e di cui dobbiamo poter usufruire, forse pensare a chi non può permettersi di rifiutare condizioni di lavoro precarie o spaventose, può aiutarci a rivedere il nostro stesso lavoro sotto un’altra ottica e a relativizzare quelli che, in fondo, problemi per noi non sono.

 

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