Faccio troppo, faccio poco. Riflessioni sul senso dell’uso del tempo

Come sapete, con la salute che vacilla un pochino, mi sono vista costretta a rallentare i ritmi in tutto quello che faccio.

E questo mi ha portata a interessanti riflessioni che voglio condividere.

Ma basta!!! Fermati un po’!!!“. Me lo sento ripetere da quando sono nata, all’incirca. Ho sempre voluto far tanto, fin da bambina, tanti giochi, tanti amiche, tanta merenda e tanti sogni. Non sono cambiata, crescendo. Faccio, penso, mangio e amo tanto. Sono fatta così.

Naturalmente, però, gli anni avanzano, le energie calano e la resistenza si affievolisce. A questo aggiungiamo le maledette piastrine che continuano a scendere, e non so se sia la preoccupazione psicologica che questo mi procura, o il fatto che con le piastrine al di sotto del livello di guardia uno si stanca di più, ma devo ammettere che ultimamente ho proprio sentito che non ce la facevo  a star dietro a tutto. Anche perchè i ritmi della vita in Italia, dove ho mille impegni in più che a Jakarta, guido la mia auto, mi occupo della mia casa e di 1500 altre incombenze, richiedono molto più tempo e vitalità.

 

Però c’è un però. E questo però è che per me rallentare è un po’ morire 🙂 Non perchè io non sia capace di starmene con le mani in mano – ok, con le mani in mano davvero non ci so stare, ma so, ad esempio, passare un pomeriggio intero sdraiata sul divano a leggere, dormire o chiacchierare. E’ un po’ morire perchè nelle cose che faccio, in tutte, anche in quelle che mi richiedono impegno, concentrazione e fatica, io trovo il nutrimento che mi dà la carica per andare avanti, e il senso alla mia vita.

E lo so che forse nella mia vita c’è un po’ troppo di tutto. Perchè, ripeto, io sono fatta così. Non dico no a niente perchè tutto mi sembra interessante e degno. E quello che molti considerano lavoro, per me è un piacere, un nutrimento.

Recentemente sono stata tre giorni al mare con un’amica. Tre giorni di dolce far niente: lettura, spiaggia, chiacchiere e ristorantini. Mi sono goduta ogni singolo minuto, ma Expatclic mi è mancato. Mi manca tantissimo il lavoro che facevo regolarmente a Jakarta, il senso di continuità nel seguire la comunità, e il contatto costante con la mia equipe. Mi manca il mio blog, mi manca scrivere, chiacchierare sui social, leggere articoli interessanti.

Ed è stato ascoltando questo sentimento che ho capito che non è qui che devo rallentare. Sprono sempre i miei clienti a trovare le soluzioni nelle loro storie, nei sentimenti che li agitano di giorno in giorno. E questo ho fatto. Ho ascoltato quello che mi manca e quello che mi pesa. Quello che mi dà gioia e quello che mi stanca. Ho capito che, se da qualche parte devo tagliare, non è Expatclic, non sono gli articoli, le traduzioni, la comunità, l’organizzazione intorno al sito e i piccoli e grossi compiti che con la mia equipe porto avanti per continuare a dar vita a questo splendido progetto.

Quello di cui ho bisogno è di essere meno sollecitata. Essere costantemente contattata da una miriade di persone per una quantità veramente vasta di questioni, richiede molto tempo. Se non fossi costantemente sollecitata, ne libererei un po’, e potrei usarlo per le cose che mi appassionano. Con più calma e meno affanno, stancandomi meno.
Sto cercando, con calma e serenità, di cambiare atteggiamento. Ovviamente mi fa tantissimo piacere ricevere mille messaggi al giorno, perchè sento che la gente mi pensa, che sono nelle vite di tante persone in tutto il mondo. Ma non è più possibile per me star dietro a tutti. Tra Whatsapp, Messenger, posta elettronica, Linkedin, Facebook e sicuramente dimentico qualcosa, dovrei passare le giornate a rispondere, reagire e chiacchierare. Purtroppo non me lo posso più permettere.

Un tempo mi angosciavo se sentivo il classico “ping” delle notifiche e non correvo a leggere e, soprattutto, a rispondere. Anche perchè vivevo lontanissima e ogni ping poteva essere quello dei miei figli che magari avevano bisogno di me, o della mia famiglia a Milano che doveva dirmi qualcosa d’urgente. Trovandomi in Italia, quest’urgenza è svanita, e il ping non mi sollecita più come prima.

Non sto chiedendo alle persone della mia rete di cambiare, sto cambiando io. Sto cercando il mio modo personale e sensato di riposizionarmi in mezzo a una vastissima comunità di persone che ho incrociato sul mio cammino, alle quali sono legata in modi e intensità svariate, alle quali non rinuncerei mai, ma che devo trattare in modalità diversa. E’ un processo divertente e creativo e che sta già dando i suoi frutti.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Eleonora Gambon ha detto:

    Iperattiva pure tu??? Io sempre stata…ora pare che sia una malattia…
    Spero che troverai presto un nuovo equilibrio, io avrei tanta voglia di incontrarti e ringraziarti dal vivo, ora che sei così vicino, ma capisco la fatica di incastrare tutto e tutti! Un abbraccio forte!

    1. claudialandini ha detto:

      Carissima, come vedi sto davvero mettendo in atto il mio piano :-))) e ti rispondo con santa calma. Se arrivi alla porta di casa mia, sei la benvenuta! Scrivimi, magari è la volta buona che davvero ce la facciamo! Un abbraccione.

  2. Monica ha detto:

    Interessante questo tuo punto di vista sul tempo e sul modo di viverlo e di investirlo. Io sono una grande cultrice del tempo vuoto (che poi riempio di me, di pensieri, di lentezza)…è proprio una cosa che mi viene naturale e su cui mi è capitato di riflettere più volte, ma soprattutto da quando sono all’estero, senza lavoro e senza figli. Quei figli che per tante expat vedo che sono l’ancora di salvezza, per allacciare contatti, per conoscere gente, per vivere con nuove energie la genitorialità; ecco, io sono tutto il giorno da sola, non ho i figli a cui pensare, conosco di conseguenza pochissima gente e conduco una vita al limite dell’eremitismo, ma tutto sommato sto reagendo bene. So che prima o poi dovrò trovare qualcosa, almeno un progetto da perseguire, ma al momento lo stare sola, a leggere o a scrivere non mi pesa 🙂 Per fortuna!! 🙂

  3. claudialandini ha detto:

    Grazie Monica per questa tua bella riflessione. Anche a me piace moltissimo star sola, anche se può sembrare una contraddizione. Mi piace star sola perchè è in quella modalità che riesco a dedicarmi alle cose che più amo. Infatti a Jakarta, dove vivevo un po’ come descrivi la tua vita ora, facevo preziosissimo tesoro delle mie ore di solitudine. Credo sia stato il periodo in cui più ho prodotto in vita mia. La solitudine va benissimo se ha senso per noi 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...