Ho deciso: faccio l’espatriata part-time

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Come sapete, questo è un periodo di grandi cambiamenti e transizione per me.

Eccovi qualche riflessione su questo limbo in cui mi trovo.

Lasciare Jakarta prima del tempo è stata una delle decisioni migliori che io abbia preso in vita. E non lo dico con disprezzo verso la città che per quattro anni mi ha amorevolmente accolta, sia chiaro. Solo che tornando in Italia, e riprendendo le redini della mia esistenza sotto molteplici aspetti, mi sono resa conto veramente di quanto avessi messo in stand-by la mia vita in tanti sensi, laggiù.

Da quando sono arrivata nel Bel Paese, a inizio maggio, ho fatto il pieno di amici, viaggi, di splendidi panorami, conversazioni intelligenti, lavoro e cibo squisito e variato. E mi sono resa conto di quanto tutto ciò, in questa specifica fase della mia vita, abbia un’enorme importanza.

Quando ero giovane, non m’importava sacrificare tutte queste cose, perchè avevo altri interessi e altro che riempiva la mia vita. I miei figli, ad esempio. Ho vissuto in paesi dove non c’erano cinema, dov’era pericoloso muoversi, dove i rischi per la salute erano all’ordine del giorno. Ora non lo voglio più fare.

Cosa voglio fare allora? Non certo rinunciare a vivere all’estero! Questo è chiaro, e con tutti quelli che mi han chiesto, in questo periodo, se sono felice di essere tornata in Italia, ho sempre sentito il bisogno di chiarire che il mio rientro è temporaneo. Soffocherei all’idea di restare a vivere in Italia per sempre. Amo mettermi continuamente alla prova in situazioni diverse e la scoperta e il confronto con nuove culture è diventato il leitmotif della mia vita, oltre che avermi messa in condizione di fare il lavoro che più amo al mondo.

jakarta

Ed è proprio il lavoro quello per cui temevo di più lasciando Jakarta. Nella capitale indonesiana mi richiedevano tantissime formazioni interculturali, e mi ero convinta, rientrando in Italia, di dover mettere di nuovo in stand-by questa splendida professione. Pensavo che rientrata in un contesto fervido di presenze in questo ambito, mi sarei dovuta posizionare in fondo alla scala di chi è già presente sul territorio e lavora da anni.

Invece no 🙂 Appena arrivata sono stata chiamata per una formazione a Roma, e ora cominciano ad arrivare richieste anche su altre città d’Italia. Italia, appunto. Ma io non voglio trovarmi nella condizione di essere legata a doppio filo all’Italia! Però non voglio certo perdere occasioni di lavoro.

Photo credit @CristinaBaldan

In tutto questo c’è il marito 🙂 Non si sa ancora come si prospetta la sua vita professionale, se gli offriranno una posizione a lungo termine da qualche parte (e perchè io venga inclusa nel pacchetto, dev’essere un luogo dove non ci sono rischi per la mia salute, che abbia un sistema sanitario svelto ed efficiente e – questa è la mia condizione – che non sia troppo lontano dai miei figli e da mia madre, cosa che restringe la rosa delle posizioni), o se lo manderanno a destra e sinistra nel globo per collaborazioni brevi.

In tutto questo stand-by professionale per il marito, fermento lavorativo mio, gioia di aver ritrovato e di potermi godere la mia adorata casina, e senso di pienezza nell’aver ripreso in mano le redini della mia routine, si fa strada un’altra realtà: il mio cuore è ormai legato a troppi luoghi perchè io possa mai definirmi (e diventare) una persona stanziale. Mio figlio piccolo vive a Londra, città dove ho il più grande numero di amici al momento, e che amo con tutto il cuore, il grande vive a Parigi, che non amo particolarmente (ma amo lui 🙂 ), ho amici carissimi in tanti posti al mondo, Amsterdam, Lima, Gerusalemme, Berlino, to name just a few, e il mio lavoro come coach mi permette di spostarmi senza il minimo problema.

Allora ho deciso: “da adesso in d’ora in poi” (come diceva mio figlio Mattia da piccolo, espressione che mi piace da pazzi!) farò l’espatriata part-time. Ovvero, manterrò la mia base italiana, con la fortuna immensa di avere una casa nel posto più bello del mondo, e un’altra dimora fruibile a Milano, e mi sposterò per periodi più o meno brevi dove mi porterà il cuore, il mio lavoro di trainer interculturale, e il lavoro del marito.

E insieme all’entusiasmo per l’idea in sè, c’è anche la gioia di constatare che questo viaggio meraviglioso che ho intrapreso 29 anni fa, non smette di stupirmi e di mostrarmi sempre nuovi scenari.

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