Una spiacevole esperienza online

Avevo promesso che avrei raccontato quello che mi è successo qualche settimana fa e che per me è stata una spiacevole esperienza online.

Quello cioè, che secondo me ha costituito il furto di miei contenuti.

Tempo fa sono stata contattata da un sito web americano sull’espatrio. Avevano letto un articolo che avevo scritto per non so più quale sito sulla mobilità, e ne erano rimasti colpiti. Mi chiedevano dunque se ero interessata a scrivere per loro.

Ammetto di essermi sentita un po’ persa perchè il loro sito è davvero di alto livello sotto molti punti di vista – di contenuto, linguistico, grafico, di dinamismo. Ho però pensato che tentare non avrebbe certo potuto nuocermi, e quindi ho accettato.

La persona di contatto mi ha spiegato che mi avrebbe mandato delle linee guida che era molto importante seguire alla lettera, e un argomento sul quale avrei dovuto impostare il mio articolo. Se poi questo si fosse rivelato adeguato alle loro aspettative, avremmo cominciato la collaborazione.

Foto di Daniel Cheung

In effetti, un paio di giorni dopo mi è arrivato un elenco di linee guida più lungo della lista della spesa di Bottura, e un argomento che ha messo subito in chiaro il tenore che il mio articolo avrebbe dovuto avere. E che mi ha fatto capire all’immediato che la cosa non avrebbe mai funzionato: le linee guida erano tali e tante, che anche solo seguirne la metà avrebbe ammazzato tutta la mia fantasia, e soprattutto se lo stile richiesto non si allineava affatto con quello che piace a me.

Ma la cosa che più mi ha sconcertata è che in fondo alle linee guida c’era una clausoletta che diceva che il mio articolo sarebbe stato firmato da un loro ghost writer.

A quel punto ho cominciato a chiedermi come funziona il mondo. Se questa gente non si faceva remore a dirmi che non mi avrebbe dato credito per il mio scritto, in base a cosa si aspettava che io sarei stata felice di dare il mio tempo e la mia professionalità al loro sito?

Ho dunque risposto che se non mi compensavano con visibilità, avrei avuto bisogno di chiarire a priori qual era il compenso pecuniario che mi offrivano.

Tale compenso, ho scoperto dopo che la persona di contatto mi ha celermente risposto, era appena sufficiente per comprarmi i lecca-lecca di una settimana, alchè con molto garbo ho risposto che preferivo non portare avanti la collaborazione.

Ma la persona deve aver visto in me una promessa, perchè dopo un paio di giorni è tornata alla carica dicendomi che aveva convocato gli alti vertici e che tutti erano d’accordo nel darmi il credito dell’articolo che avrei scritto, e di aggiungere addirittura un paio di linee biografiche.

E dunque l’ho scritto.

Una fatica improba e diverse ore dopo, l’ho mandato (dimenticavo di dire che nel frattempo, e nonostante avessi promesso che avrei fatto pervenire l’articolo nei tempi concordati, la persona continuava a scrivermi e a rompermi le pizze perchè aveva paura che non lo consegnassi in tempo), e la cosa è stata seguita da un prolungato e assoluto silenzio.

Foto di Tobias Tullius

Mi ero quasi anche dimenticata di aver scritto qualcosa per loro, quando sempre la persona di contatto è tornata a me con aria contrita per dirmi che il mio articolo aveva richiesto tantissime modifiche perchè a livello linguistico non era all’altezza, ma che sicuramente dimostrava che avevo una grandissima esperienza d’espatrio.

Dopo questa scoperta dell’acqua calda, io non mi sono preoccupata di dare seguito alla cosa. Avevo già capito che la collaborazione non avrebbe funzionato, e ho salutato caramente senza pensare – e quindi senza chiedere – a cosa sarebbe successo con il mio articolo.

Qualche giorno dopo lo vedo pubblicato bello scintillante sul loro sito, e naturalmente con credito al loro altrettanto scintillante ghost writer (perchè di articoli questo ghost writer ne ha scritti davvero tanti e belli).

Il tutto mi è parso scorretto. Forse sono antiquata in queste cose, ma mi è sembrato ingiusto che pubblicassero un articolo che, per quanto ritoccato e rimaneggiato da loro, era stato ideato, costruito e strutturato nei dettagli da me, in base alla MIA esperienza e alle MIE idee.

Mi sono anche domandata se questa è la prassi che seguono con altri fornitori di contenuti – questa, o altre procedure poco chiare.

Foto di Maarten van den Heuvel

Alla fine che m’importa! Per me è stata un’esperienza sgradevole ma illuminante, e in fondo mi è anche un po’ spiaciuto per loro: il fatto che abbiano seguito una manovra di questo genere dimostra che non navigano certo in contenuti di qualità, come invece è il caso del mio amato Expatclic. E una ragione ci sarà 🙂

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Eleonora Gambon ha detto:

    E tu l’hai presa così seraficamente?! Sì, bè conoscendoti sì…io mi sarei inca…volata come una biscia e un paio di paroline gliene avrei dette…

    1. claudialandini ha detto:

      Ma guarda, ti dirò che un po’ me l’aspettavo…e poi comunque io detesto i conflitti e non riuscirei a portare avanti una battaglia su questa cosa…preferisco davvero lasciar perdere. Tanto sono convinta che chi fa queste piccolezze in qualche modo, prima o poi, la paga.

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